Rivoli News

RIVOLI, 30 August 2017

Mostre Un taglio contemporaneo. Capolavori dalla Collezione permanente. Castello di Rivoli fino al 31 dicembre 2017

Giulio Paolini – Michelangelo Pistoletto – Maurizio Cattelan – Ai Weiwei – Giuseppe Penone – Rebecca Horn

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  Giulio Paolini, Casa di Lucrezio, 1981
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Indicazioni di contatto
Castello di Rivoli
Piazzale Mafalda di Savoia,
Rivoli 
011 9565222  Link al sito 

A cura di Marcella Beccaria, Capo curatore e Curatore delle Collezioni. 

Il Castello di Rivoli offre un affascinante viaggio di “ri-scoperta” dell’arte contemporanea in una residenza reale. I capolavori sono allestiti in dialogo con le sale auliche per offrire, attraverso l’arte, un percorso dagli albori della contestazione studentesca nel 1967-68 fino ai giorni nostri – dall’Italia alla Cina contemporanea.

 

SALA 15, 1981. L’economia viene liberalizzata e gli intellettuali pensano alla fine della storia. E’ il post moderno

Giulio Paolini, Casa di Lucrezio, 1981

Nella Sala 15, nota come “Sala dei Continenti”, è presentata l’importante opera Casa di Lucrezio, 1981, di Giulio Paolini. La sala, che ha carattere di rappresentanza, ha conservato l’impostazione architettonica ideata da Filippo Juvarra con decorazioni eseguite a fine Settecento sotto la guida di Carlo Randoni. Le quattro lunette, attribuite alla scuola di Evangelista Torricelli e Giovanni Comandù, raffigurano l’Africa, l’America, l’Europa e l’Asia, mentre il centro volta è dominato dal carro del Sole. Le figure a monocromo che rappresentano il Po e la Dora si trovano invece nei riquadri affrontati, mentre sono appena abbozzate le figure che avrebbero dovuto rappresentare i venti. L’opera Casa di Lucrezio, realizzata da Giulio Paolini (Genova, 1944), esprime la tensione verso l’identificazione con un modello classico. L’opera è costituita da calchi in gesso interi e in  frammenti – possibili sembianze del poeta antico – e frammenti di una tavoletta in gesso su cui è inciso il disegno di un labirinto rinvenuto nell’abitazione di Lucrezio a Pompei. Secondo l’artista è nei frammenti che si può intravedere l’ideale di bellezza classica, con la sua perfezione formale e intellettuale.

 

SALA 5, 1961. C’è la guerra in Vietnam, nasce la contestazione, si prepara il ’68.

Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci, 1967

La Sala 5, mai rifinita da decorazioni a causa delle forzate sospensioni dei cantieri di Filippo Juvarra e di Carlo Randoni, ospita la Venere degli stracci, 1967, capolavoro dell’artista Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933), tra i maggiori esponenti dell’Arte povera. Composta da una riproduzione di una scultura classica di Venere vista di spalle e da una massa di stracci usati, l’opera è diventata simbolo della rivoluzione estetica culturale e politica del Sessantotto. La copia della Venere in cemento ricoperta di mica, minerale luminoso, rimanda all’arte classica, mentre la massa variopinta di indumenti dismessi manifesta l’irrompere disordinato del quotidiano.

 

SALA 14, 1997. Si Chiude il XX secolo colmo di tragedia. Senza eroi, senza monumenti equestri né cavalieri.

Maurizio Cattelan, Novecento, 1997

La Sala 14, o “Sala degli Stucchi”, accoglie l’opera iconica Novecento, 1997, di Maurizio Cattelan. La sala, progettata ed eseguita da Filippo Juvarra, è tra le più raffinate per l’articolazione dello spazio, definito dall’elaborata struttura della volta che presenta quattro lunette angolari a loro volta sorrette da mensole a volute. La decorazione a stucco, opera di Pietro Filippo Somasso, conduce lo sguardo lungo le cornici e i fregi che portano al monogramma centrale di Vittorio Amedeo II, mentre nei tondi sopra le porte sono collocati sei antichi busti di marmo. Il pavimento, realizzato negli anni Ottanta in occasione del restauro di Andrea Bruno, riproduce fedelmente i progetti lasciati allo stesso Juvarra. Novecento, realizzata nel 1997 da Maurizio Cattelan (Padova, 1960), consiste in un cavallo appeso al soffitto mediante un’imbragatura. Il collo dell’animale si piega verso terra e le zampe, allungate nel corso della tassidermia, sono tese verso il suolo. Sorprendente natura morta, l’opera trasmette una tensione frustrata e un’inquietante sospensione della capacità di muoversi che sembra alludere a un secolo, quello ventesimo, pieno di promesse ma anche di catastrofi.

 

SALA 18, 2005. La Cina comunista crea un capitalismo di Stato mentre l’artista, dissidente, ricompone i frammenti del tempio buddista del passato.

Ai Weiwei, Fragments, 2005

La spettacolare Sala 18, progettata e realizzata da Carlo Randoni, presenta una grande volta in mattoni che al livello superiore lascia a vista la struttura di estradosso, a testimonianza della tecnica costruttiva. La sala accoglie Fragments (Frammenti), 2005, imponente opera dell’artista cinese Ai Weiwei (Pechino, 1957). Inclusiva di tavoli, sedie e sgabelli, l’opera si articola in pilastri e travi in legno di templi della dinastia Qing (1644-1911) distrutti dal regime e provenienti dalla regione del Guangdong. Simili a braccia che si intrecciano, i possenti elementi lignei che definiscono la struttura dell’opera sono disposti dall’artista secondo uno schema che corrisponde graficamente alla mappa della Cina. Complesso sistema in delicato equilibrio, la monumentale installazione può essere interpretata come una potente metafora della realtà odierna e della fragilità che si cela dietro alle manifestazioni di potere.

 

SALA 21, 1969. Nasce il pensiero ecologico. Si va nei boschi e si riscopre nella trave l’origine dell’albero.

Giuseppe Penone, Albero di 11 metri, 1969–89

La Sala 21, o “Sala di udienza o dei putti”, era la camera da letto di Maria Beatrice, primogenita dei duchi d’Aosta. La volta dell’ambiente, dipinta da Giovenale Bongiovanni tra il 1793 e il 1794, è caratterizzata da gruppi delicati puttini. Nella sala è allestita Albero di 11 metri di Giuseppe Penone (Garessio, 1947), che appartiene al ciclo di opere Alberi, cui l’artista si dedica sin dal 1969, realizzate partendo da travi in legno di tipo industriale che vengono incise, intagliate e scavate fino a riportare alla luce il tronco e i rami dell’albero originale. Mediante un processo definito dallo stesso artista “di scortecciamento”, viene così estratta la forma di un albero più giovane. Le opere di Penone analizzano i processi legati alla trasformazione e indagano una dimensione sensuale della materia.

 

SALA 23, 1992. Nasce l’era digitale e della virtualità mentre l’artista esprime la vulnerabilità del nostro mondo fisico, fatto di cose e luoghi.

Rebecca Horn, Cutting Through the Past, 1992-93

La Sala 23, conosciuta come “Sala di Amedeo VIII o dell’Incoronazione” – tornata agli antichi fasti grazie ai lavori di restauro terminati nel 2005 e finanziati dalla Fondazione CRT – presenta una decorazione ad affresco che è la più antica di tutto l’edificio, databile tra il 1623 e il 1628 ed opera dell’équipe di pittori luganesi Isidoro, Francesco e Pompeo Bianchi. Il ciclo celebra gli avvenimenti della vita di Amedeo VIII (1388–1451), primo duca della dinastia. Nella sala è allestita l’opera Cutting Through the Past, 1992-93, di Rebecca Horn (Michelstadt, Germania, 1944), dalla quale prende spunto il titolo della rassegna. Nell’opera, cinque porte che recano i segni del tempo vengono toccate da un’appuntita asta metallica che, compiendo una rotazione orizzontale di 360°, ne scava l’estremità con un gesto lieve ma crudele. Il movimento evoca una situazione conflittuale tra le parti in gioco che porta alla progressiva distruzione delle stesse. Componenti essenziali di molte opere di Horn, le macchine sono dispositivi pressoché antropomorfi i cui movimenti e interazioni ricreano un inquietante teatro all’interno del quale ossessione, desiderio e relazioni di potere sono protagonisti indiscussi e speculari rispetto allo spazio definito dalle relazioni umane.

 

Rinnovando il dialogo diretto con gli artisti e la relazione tra l’arte contemporanea e la storia, la mostra sottolinea i punti forti dell’identità del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.





Castello di Rivoli 

Museo d'Arte Contemporanea

Piazza Mafalda di Savoia 

10098 Rivoli - Torino

info@castellodirivoli.org 

 

+39 011 9565222





ORARI

martedì – venerdì 10.00 – 17.00

sabato – domenica 10.00 – 19.00

chiuso lunedì, 1˚ gennaio e 25 dicembre

24 dicembre, 31 dicembre 10.00 – 17.00

Lunedì di Pasqua, 1° maggio 10.00 – 19.00

La biglietteria chiude 15 minuti prima della chiusura del Museo. La visita completa al Museo potrebbe richiedere alcune ore.

 

INGRESSI

Il biglietto di ingresso è comprensivo della visita alle sale espositive del Museo, oltre che della cessione dei seguenti ulteriori beni e servizi

 

Edificio Castello + Manica Lunga

Intero € 8,50 – Taccuino

Ridotto € 6,50 – Taccuino

 

Edificio Castello

Intero € 6,50 – Taccuino

Ridotto € 4,50 – Taccuino

 

Ingresso Gratuito

Il martedì: 10 – 17, gratuito o a contributo volontario.

Giornalisti, disabili e loro accompagnatori, minori di 11 anni, insegnanti accompagnatori di gruppi, guide turistiche, possessori di Abbonamenti Musei Torino + Piemonte Card, Royal Card e Contemporary Card, membri ICOM e CIMAM. – Taccuino

Insegnanti che partecipano alle giornate formative organizzate dal Dipartimento Educazione – Visita guidata e formazione

Residenti della Città di Rivoli, su presentazione di un documento d’identità valido, il 3° sabato di ogni mese – Taccuino

 

Convenzioni

Ridotto per pensionati, insegnanti, studenti, militari, associazioni culturali, enti convenzionati (consulta la lista completa), gruppi (min. 20 pax.), possessori della Pyou Card (giovani tra 15 e 29 anni), ai visitatori che esibiranno il biglietto dei Musei Reali, Palazzina di Caccia di Stupinigi e della Reggia della Venaria.

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