Torino News

TORINO, 21 September 2017

Varie IL MAB UNESCO COLLINAPO È PATRIMONIO DI TUTTI sabato 23 settembre alle ore 17 presso la Biblioteca Nazionale di Torino

nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio 2017

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Sabato 23 settembre 2017 alle ore 17 presso l’Auditorium “Vivaldi” della Biblioteca Nazionale di Torino (piazza Carlo Alberto 5/A), nell'ambito delle Giornate Europee del Patrimonio 2017 organizzato dall’Associazione Amici della Biblioteca Nazionale Universitaria e la Fondazione AlberoGemello in collaborazione con IPLA, la piattaforma “La Natura torna ad Arte” si svolge il talk show “A TORINO IL MAB UNESCO COLLINAPO È PATRIMONIO DI TUTTI” Durante il pomeriggio che inaugura il ricco programma delle GEP nella storica Biblioteca, il pubblico avrà modo di saggiare opinioni sul tema indetto dal MIBACT “Cultura e Natura”. Oltre ai prestigiosi interventi degli Ospiti, si potranno gustare filmati, documentari, una mostra fotografica (orario visita durante le GEP: ore 15-23) e intermezzi coreutico-musicali ispirati alle bellezze del comprensorio torinese, con un interessante confronto tra ambiente, paesaggio, patrimonio, biodiversità, arte, musica e danza. Evento con il Patrocinio del Consiglio regionale del Piemonte. 

Su proposta del Parco regionale del Po e Collina Torinese la Riserva MaB UNESCO “CollinaPo” ha messo in rete e in valore i beni naturalistici, forestali, culturali, sociali e ambientali di 86 Comuni del Torinese attraverso la prestigiosa nomina internazionale ottenuta nel 2016. La candidatura è stata resa possibile grazie a Istituto SiTI e il sostegno di Gruppo IREN, Smat e GTT. La Riserva “Uomo e Biosfera” CollinaPo è il primo caso di riconoscimento di Urban MAB in Italia. L’area geografica a forte presenza antropica è ricca di acque - come il fiume Po che con i suoi sette affluenti e ben 120 km di tratto orografico è il principale serbatoio di biodiversità nell’area torinese – a cui si uniscono colline ricche di scenari tra piane e declivi, borghi rurali, aree coltivate e splendidi boschi con crescente presenza di flora e fauna. L’appuntamento gode anche del Patrocinio dell’ente di Gestione Parco e sito UNESCO della Riserva della Biosfera MaB CollinaPo. L’ingresso è libero. 

Programma: 

Saluti istituzionali DI Nino Boeti, Vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, Gen. Franco Cravarezza, Presidente Amici della Biblioteca Nazionale Universitaria, Alberto Testa, Presidente Fondazione AlberoGemello Onlus. 

Igor Boni, Amministratore Unico IPLA, Istituto Piante da Legno e Ambiente, “I BOSCHI DELLA COLLINA DI TORINO: UN’EREDITÀ DA VALORIZZARE” 

Ippolito Ostellino, Responsabile della Riserva di Biosfera MaB UNESCO CollinaPo ed esperto naturalista “UOMO E BIOSFERA A TORINO: UNA SFIDA TRA NATURA E CULTURA”. 

Modera il dibattito: Monica Nucera Mantelli, progettista culturale di temi interdisciplinari tra natura e cultura. 

In mostra: “IL BELLO CHE C’E’ NEL MAB COLLINAPO” Fotografie di KaroVision Roberto Grano e Marco Borrelli a cura de LA NATURA TORNA AD ARTE. Immagini sulla convivenza fra uomo e natura. La mostra è visitabile nel Foyer dell'Auditorium "Vivaldi" sia sabato 23 settembre che domenica 24 settembre ore 15 - 23. L’esposizione è itinerante. Sarà infatti successivamente ospitata a Moncalieri, presso Cascina Le Vallere di corso Trieste 98 dal 12 ottobre al 10 novembre 2017 con visite su prenotazione dalle ore 10 alle ore 16 dal martedì al giovedì con l’eccezione del giorno dell’inaugurazione – giovedì 12 ottobre - dove sarà visitabile dalle ore 17 alle ore 20, nell’ambito della manifestazione GREEN GRAIN. Informazioni e prenotazioni a promozione.educazione@parcopocollina.to.it tel. 011/4326520. L’ultima tappa espositiva si terrà a Superga, presso il Centro Visite del Parco del Po e Collina Torinese sito alla Stazione Dentera GTT dall’8 dicembre 2017 a 31 dicembre 2018 in concomitanza con gli orari stagionali di apertura della Cremagliera. Ingresso libero. Martedì chiuso. 

Infine, la data del 23 settembre delle Giornate Europee del Patrimonio coincide con l'inizio della stagione dell'Autunno che, unitamente alle altre ricorrenze stagionali, è tradizionalmente diventata alla Biblioteca Nazionale un punto di incontro per lo sviluppo di tematiche ambientali. In tale occasione verranno proposti in sequenza alternata con i contenuti dibattuti - alcuni quadri musical-coreutici eseguiti da Etnotango LCMM estratti dall’opera Piazzolla’s Daedalus e da una delle quattro famose "Stagioni”. 

Informazioni: info@alberogemello.it - associazione.abnut@gmail.com – tel. 011 8101113 

 

I BOSCHI DELLA COLLINA DI TORINO: UN’EREDITA’ DA VALORIZZARE 

(abstract) A cura di Igor Boni 

Il patrimonio boschivo che è presente sulla collina di Torino non ha eguali in Italia e forse in Europa. A pochi chilometri dal centro della città capoluogo, dove risiedono ben oltre un milione di abitanti se si considera l’intera area metropolitana, esiste un polmone verde che rappresenta un ineguagliabile serbatoio di biodiversità. 

Una delle funzioni del bosco, quella della fruizione turistico-ricreativa, è ancora poco sfruttata dagli stessi cittadini torinesi. Eppure la rete sentieristica collinare, conservata e migliorata negli ultimi anni, oltre alla storica tranvia e all’ampia rete stradale, consente con facilità di entrare in contatto con questo ampio settore territoriale dove ambienti seminaturali si affiancano alle infrastrutture umane e all’urbanizzazione in un connubio unico. 

Oltre alla estensione dei boschi della collina è importante soffermarsi sulla diversità delle specie forestali presenti, oltre che alle diverse tipologie di ambienti e di ecosistemi. 

Parlando delle categorie forestali si osserva la dominanza dei robinieti (che hanno gradualmente occupato lo spazio un tempo utilizzato dall’agricoltura e dalla viticoltura soprattutto), seguiti dai querco-carpineti e poi dai querceti di rovere e dai querceti di roverella. Sui versanti peggio esposti sono presenti i castagneti cedui e in un’area circoscritta una relitta formazione caratterizzati dalla presenza del faggio. 

La valenza naturalistica dei boschi collinari (e di quelli ripari) è evidenziata dalla istituzione di aree protette e di Siti Natura 2000. 

La Collina di Superga in particolare occupa una porzione del sistema collinare del Po posto a ridosso di Torino, a chiudere idealmente da sud la Corona Verde. La particolare posizione biogeografica di questo settore della Collina, una sorta di cerniera tra ambienti continentali e submediterranei, la complessa morfologia, le differenti esposizioni e quote, originano notevoli differenze microclimatiche con copertura vegetale molto eterogenea e di conseguenza una fauna e una flora altrettanto varia. 

Il ricco patrimonio floristico comprende alcune specie montane come il faggio (Fagus sylvatica), il sorbo montano (Sorbus aria), il mirtillo (Vaccinium myrtillus) e il fior di stecco (Daphne mezereum), qui rimaste in stazioni relitte e disgiunte dall’areale principale, e altre di tipo submediterraneo ai limiti dell’areale distributivo come il sorbo domestico (Sorbus domestica), l’asfodelo (Asphodelus albus), il dìttamo (Dictamnus albus) e Iris graminea, un giaggiolo molto raro in Piemonte. Interessante è anche la presenza di tutte le specie di querce piemontesi: Quercus robur, Q. petraea, Q. pubescens, Q. cerris, la rara Q. crenata e, allo stato naturalizzato, il leccio (Q. ilex). 

Il Bosco del Vaj ed il Bosch Grand si collocano nel settore orientale della collina. La morfologia assai articolata, imputabile a litologie facilmente erodibili, genera forti differenze microclimatiche e vegetazionali. Questa è la principale area a bosco, continua e relativamente ben conservata, delle colline del Po ad est della città di Torino. L’ambiente di maggior valore fitogeografico è sicuramente l’estesa stazione relitta di faggio, motivo dell’istituzione della piccola Riserva naturale ora compresa nel SIC, sita a quote particolarmente basse per la regione e soprattutto disgiunta dall’areale alpino; vi si trovano ancora esemplari di faggio ad alto fusto, alcuni dei quali raggiungono una ventina di metri d’altezza e superano i 50 cm di diametro, e si segnlano isolati esempalri di ontano bianco (Alnus incana). Il patrimonio floristico (circa 430 specie censite) annovera altri elementi tipicamente montani, come il fior di stecco (Daphne mezereum), il sorbo montano (Sorbus aria), il giglio martagone (Lilium martagon), il giglio di San Giovanni (Lilium bulbiferum) insieme ad elementi termofili come l’orniello (Fraxinus ornus) e Orchis purpurea. Molto interessante è anche la presenza di un monumentale esemplare ultracentenario di Quercus crenata, una rara quercia dalle foglie sempreverdi, dal diametro del fusto di 100 cm, altezza di 17 m e chioma di 15 m. 

La biodiversità forestale e floristica rispecchia anche una grande biodiversità fungina. Rispetto ai funghi superiori, in oltre 10 anni di rilievi sono state censite 350 specie sull’intera Collina torinese, che comprendono peraltro i pregiati tartufi bianchi (Tuber magnatum), i porcini (Boletus aestivalis e Boletus aereus) e l’ovulo buono (Amanita caesarea). Altrettanto presenti specie velenose come Amanita muscaria (rara) e Amanita phalloides (molto comune). 

In linea generale l’analisi dei funghi che sono un indicatore molto efficace sulla salute degli ecosistemi indica l’evidente commistione di specie tipicamente montane con altre tipiche di climi submediterranei o addirittura mediterranei, in perfetta assonanza con quanto rilevato in ambito forestale. 

Quel che è certo è che questo enorme patrimonio di conoscenze e di biodiversità non è conosciuto a sufficienza. A ciascuno di noi il compito di contribuire, per come si può, a far comprendere ai più il valore di un’eredità che dobbiamo valorizzare. 

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LA CAPACITA' CULTURALE DELLA SPECIE UMANA: UN PRODOTTO DELL'EVOLUZIONE DELLA NATURA CHE STA PER RITORCERSI SULLA SPECIE UMANA. 

BREVE STORIA DEL RAPPORTO NATURA E CULTURA IN 4 ATTI E UNA BUONA PRATICA. 

(Abstract ) a cura di Ippolito Ostellino 

“Noi abusiamo della terra perché la consideriamo come un bene appartenente a noi. Quando vedremo la terra come una comunità a cui apparteniamo, potremo cominciare a usarla con amore e rispetto” . (Aldo Leopold) 

1 IL PROGRAMMA UNESCO UOMO E BIOSFERA. UNA QUESTIONE DI ETICA AMBIENTALE. Quando Valerio Giacomini nel 1970 propone all'UNESCO l'idea di individuare dei luoghi sulla Terra dove promuovere il principio della costituzione delle Riserve della Biosfera, non ha in mente la tradizionale modalità della semplice conservazione. E' invece attento a stimolare un programma che premi quei territori dove esiste la gestione attiva del territorio e dove insieme alla conservazione si fa attività di recupero. Una visione di coesistenza tra uomo e natura e non di semplice difesa. 

2 IL RAPPORTO TRA LA NATURA E L'UOMO È UNA STORIA RECENTISSIMA. E' la storia di una invasione fulminante da parte di una specie che è comparsa molto di recente sul pianeta terra (2 milioni di anni fa), dopo che la vita ha colonizzato la terra tramite microbi organismi acquatici fatti da più cellule per oltre 3,7 miliardi di anni. Poi sono comparsi gli animali terrestri solo 350 milioni di anni fa. 

[Se paragoniamo la vita ad un'ora di orologio, scopriamo che dopo la nascita del Pianeta, 4,5 miliardi di anni fa, e dopo che animali e piante hanno vissuto per quasi l'interno arco orario senza disturbi, eccetto le catastrofi (le 5 grandi estinzioni), al minuto 11.59.58 compare l'uomo, Ovvero negli ultimi due secondi da oggi. 

Ma fin qui nulla di male perché l'uomo di Grimaldi. E' negli ultimi 0.017 secondi (quindi ca. Negli ultimi 2 centesimi di secondo che esplode l'era dell'Antropocene) è la specie umana con l'espansione occidentale invade con tecnologie e sistemi economici estrattivi tutto il pianeta.] 

Questa specie in soli 3 secoli ha modificato tutto l'equilibrio del Pianeta. Ma il Pianeta ogni tanto gli ricorda quali sono le vere dinamiche con le quali vive: i terremoti, i grandi fenomeni climatici, come le esplosioni solari sono per noi catastrofi ma pe ril pianeta sono comportamenti che fanno parte della sua vita. Il sistema solare ci sta dicendo che dobbiamo fare i conti con la sua ingegneria (che prevede la fine dell'attività solare tra 5 miliari di anni, mengre già tra 3 miliardi di il Sole inizierà a bruciare il suo idrogeno esterno divenendo 250 volte più grande di ora.) 

3 L'AMBIENTALISMO CLASSICO NON HA FATTO BENE ALL'AMBIENTE. Negli anni 60 esplode la protesta ambientale che però resta tale spesso in molti movimenti ambientali, fino a confondere le strategie per costruire una convivenza tra società umana e pianeta, con la semplice lotta ambientale. E' stato un fenomeno giustificato e di reazione agli scempi del '900, ma non ha fatto un progresso ideologico sul problema. E così l'ambientalismo va a braccetto con la visione settorializzata della gestione ambientale: tutela del suolo, tutela delle acque, tutela della fauna. Nascono filoni che si separano e così la stessa politica ambientale si spezzetta e non raggiunge il cuore del problema che è quello di affrontare in modalità sistemiche la questione. 

4 LA CORRETTA CULTURA AMBIENTALE: LA SCUOLA SISTEMICA DI PECCEI E CAPRA. Già negli anni '70 proprio quando Giacomini lavora al programma Man and Biosphere di UNESCO, Aurelio Peccei inzia a pensare ad un progetto di ricerca per definire i Limiti dello Sviluppo dando poi vita, come è noto a molti, al Club di Roma. Sono questi autori, che hanno in altri pensatori e studiosi come Aldo Leopold negli Stati Uniti con il suo A Sand County Almanac del 1949, i veri precursori del pensiero del dialogo tra natura e uomo. 

Si tratta di semplicemente imparare dalla natura: nei cicli degli ecosistemi non esistono rifiuti, ma materia emessa da sistemi che altri riutilizzano, mentre noi invece non ci preoccupiamo di come produciamo un oggetto e di dove finisca, per ritrovarci poi il pianeta ingombrato da una massa di produzione che non può essere smaltita. (60 miliardi di tonnellate di risorse estratte - il doppio di 30 anni fa - 4 miliardi di rifiuti prodotti). Da una società che estrae (da una economia estrattiva) occorre passare ad una società che genera (economia rigenerativa). 

L'idea che possa esistere un equilibrio tra attività culturale dell'uomo e la natura è già insita nell'esperienza della vita dell'uomo primitivo, che svolgendo una intensa attività culturale (cioè di interpretazione del mondo in cui viveva) sviluppava però una economia in equilibrio con i sistemi delle risorse prelevate. 

Ma una visione di armonia tra le dinamiche naturali (fondate su leggi che derivano dalla fisica e dalla chimica e da codici che impartiscono "ordini" dotati di ricadute quasi automatiche come il DNA) e quelle culturali (dove invece i comportamenti sono funzione della capacità di trasmissione di nozioni mediante codici prodotti dai sistemi nervosi di un essere vivente ovvero con una modalità che permette la modificazione delle risposte in modo immediato grazie all'apprendimento) è anche scritta nei comportamenti culturali degli animali e financo delle piante! L'ha insegnato Danilo Mainardi nel suo bellissimo libro “L'animale culturale”. 

5 LA BUONA PRATICA DEL SITO UNESCO COLLINAPO. Sulla falsa riga di questo approccio, il Parco del Po e collina torinese, prova nel 2015 dopo 25 anni di esperienza costruito sul campo (dal recupero delle cave a sud di Torino, al miglioramento degli interventi nella fascia del Po, ai progetti per la sentieristica della collina o per la ciclabilità del Po e del Canale Cavour) a sviluppare una proposta con 85 comuni del territorio per dire a UNESCO che nel torinese esiste questa capacità di recuperare e di conservare insieme: siamo una Riserva della Biosfera. Torino città con più alberi in Italia, Torino attenta ai fiumi, ma soprattutto una area metropolitana (non la città metropolitana che non permette di fare politiche metropolitane vere) di oltre 40 comuni che con il progetto Corona Verde pensa a integrare agricoltura, natura, parchi pubblici. Non è stato un riconoscimento per agevolare il turismo, per darsi un marchietto, ma per stimolare anche una nuova cultura ed educazione sul territorio e negli amministratori. La Collina un grande patrimonio ma visto come pezzi di Comuni, è invece sono oltre 40 quelli che governano questo immenso Polmone Verde. Il Po e i 7 fiumi del torinese sono angoli dove la natura ha ancora spazio e da dove possiamo avere ancora più chance per estendere questi territori e migliorarne la qualità in alleanza soprattutto con il mondo dell'agricoltura. 

MOSTRA "IL MAB UNESCO COLLINAPO È PATRIMONIO DI TUTTI" 

Ideazione e curatela di Monica Nucera Mantelli 

L' UNESCO è nata nel primo dopo guerra con la missione della pace. 

Ha inaugurato il nuovo millennio affiancando la sfida della pace a quello dello sviluppo sostenibile. 

Il Programma più famoso, nato all’inizio degli anni ’70, è quello annesso al 'Patrimonio dell'Umanità' e ha il compito di conservare l''Heritage', ovvero l’eredità ricevuta da chi ci ha preceduto: il grande patrimonio culturale e paesaggistico accumulato nei secoli e millenni passati. 

Quasi contemporaneamente nasce il Programma MAB “Uomo e Biosfera” grazie a Valerio Giacomini, che ha invece l'obiettivo di rinnovare, ovvero di costruire una convivenza migliore tra l'umanità e il pianeta Madre Terra, per un futuro più inclusivo e durevole per tutti. Sia gli esseri viventi che gli elementi e le risorse naturali. 

Il MAB è una grande opportunità per tutti ma è anche una grande responsabilità di tutti, ed è per questo che è nata la mostra IL BELLO CHE C’E NEL MAB UNESCO COLLINAPO di Roberto Grano e Marco Borrelli. In un contesto di stagnazione economica e di debolezza della politica, raccontare con una testimonianza fotografica come si può costruire dal basso una serie di reti portatrici di visioni unificanti e verificate a scala internazionale da una grande agenzia ONU come è l'UNESCO, ci induce a sperare in un presente più cosciente e in un futuro più armonico tra Uomo e Natura. 

La sfida di oggi per convivere al meglio con la Natura sta nel ricostituire una rete pensante e inter-agente in modalità sistemica di vere e proprie comunità, con le loro istituzioni locali ma altresì con le loro associazioni, imprese e persone consapevoli della straordinaria ricchezza che il contesto naturalistico ci offre. Vista da vicino è una forza grande che sale dalle periferie del mondo e tenta di misurarsi con le più difficili sfide di questa epoca. 

Ciò che mi ha vertiginosamente colpito partecipando al Congresso Mondiale delle Riserve di Biosfera 2016 è l’impressionante ricchezza e varietà dei suoi protagonisti, l’interscambio di esperienze e la comunanza dei valori. Valori di un “commitment” espresso al di là di altitudini e longitudini, al di là di religioni, culture e gradi di sviluppo e di reddito. Una sana globalizzazione attiva, propositiva e dialogante, che parte soprattutto dalle aree rurali – CollinaPo è un po’ un’eccezione - e infatti è considerato il primo Urban Mab in Italia con componenti sia agricole che metropolitane - e anziché coinvolgerle passivamente, le propone come figure primarie del processo. 

La Riserva di Biosfera CollinaPo è innanzi tutto un luogo di facilitazione delle reti sistemiche territoriali, di mobilitatori (dai designer, artisti e progettisti ai produttori agricoli, dai canottieri e bikers attivisti agli imprenditori etc) di energie vocate alla tutela ambientale e al rispetto dei suoi paesaggi verdi. Fa parte delle azioni infrastrutturali che portano verso il concetto di Umanesimo Verde, e su questo aspetto rimando a quanto pubblicato sul quaderno 2016/1 di “Torino Strategica”. 

CollinaPo è un luogo-casa di “creativi bioculturali”, ovvero l’area pilota di costruzione di piattaforme di mobilitazione delle risorse umane che hanno nel cosiddetto concetto di Natura e Cultura una componente di un più vasto ventaglio di 

aspetti interdisciplinari. Tra questi l’informazione alle reti, associazioni e gruppi aggregativi informali, l’incontro e discussione di iniziative eterogenee e collettive, gli scambi di visione circolare, gli approcci olistici, le buone pratiche che hanno per denominatore l’uso qualificato delle risorse a fini di sostenibilità tra uomo e natura, la protezione della biodiversità attraverso processi di edu-entertaiment e lo sviluppo locale per la qualità di vita di ogni essere vivente. 

Considero infine il concetto di “Man and Biosphere” CollinaPo non come fine ma come strumento incisivo verso il mondo mediatico, economico e della governance del territorio. Un passpartout per individuare non solo i criteri o gli impatti delle nuove trasformazioni in corso nell’area metropolitana orientale di Torino, ma le modalità per produrre in modo più sostenibile, valorizzando e implementando le caratteristiche territoriali negli 86 Comuni coinvolti, attraendo nuove forze economiche in termini di sviluppo locale tra fiume e colline, capacità di gestione e manutenzione ambientale tar pianure e aree boschive, mobilitando l’esistente (“il Bello che c’è”), valorizzando le produzione di prodotti agricoli a km zero, il trasporto dolce e così via. Insomma un Green Grain di pensiero civico oltre che di filosofia di vita. E su questo rimando ancora una volta al pensiero di Antonio Gramsci ed alla sua visione del rapporto tra teoria e prassi. 

I FOTOGRAFI 

ROBERTO GRANO, Fotografo Nikon NPS e membro dell'Associazione Nazionale Fotografi Professionisti - Tau Visual e NWAC Coordinatore/Moderatore per Domiad Network dei canali Social Nikon Club e Canon Club. Autore di 2 pubblicazioni editoriali, la prima ad edizione limitata, “Immagini, Racconti ed Emozioni” e del libro Video-Corso “In Soli 187 Minuti - Guida Pratica alla Fotografia Digitale” edito dall’Artistica di Savigliano. Roberto sostiene la formazione e la cultura Fotografica nelle scuole e collabora con Assessorati al Turismo ed alla Cultura per la divulgazione e valorizzazione della conoscenza del territorio attraverso la Fotografia del Paesaggio. Ha inoltre realizzato, con il suo gruppo KaroVision, alcuni degli scatti che hanno contribuito al completamento del Dossier relativo alla nomina di MAB UNESCO CollinaPo ottenuta nel 2016 per l’Italia dall’Ente di gestione del Parco del Po e della Collina Torinese (86 Comuni coinvolti). Vincitore di numerosi concorsi Fotografici in cui l’Arte e l’Emozione ben si fondono nel racconto per immagini. Tra i suoi servizi professionali: Fotografia Industriale, Sportiva ed Eventi. Con i suoi scatti naturalistici, Grano si pone in empatia con l'ambiente (paesaggio, flora e fauna) affinché l'immagine divenga oggetto di riflessione, attenzione ed 'azione' atta a preservare le forme di vita che ci circondano. Tra le opere ed i progetti realizzati si annoverano: "La collina di Superga ed i suoi punti di interesse", "La Provenza e la fioritura della lavanda", "Maggio: natura in Val Sangone”. 

 

MARCO BORRELLI. Dottore in Architettura e membro del Consiglio Direttivo dell’AICAN (Associazione Italiana Canoa Canadese), Marco Borrelli si avvicina presto al mondo della fotografia attraverso esplorazioni fluviali e ciclistiche, linfa e nutrimento che accrescono la passione e lo studio per le tematiche ambientali e la progettazione sostenibile. Incaricato dal Parco del Po Torinese, redige i suoi primi reportage fotografici con “E(x)plorando - Lungo il Canale Cavour, dalla Mole al Duomo” (2014 e 2015), unendo di fatto queste due passioni: le vie d’acqua e la sentieristica ciclabile. Negli ultimi anni partecipa a diversi contest fotografici con successo e collabora con vari fotografi professionisti, trovando riscontro in lavori collettivi, pubblicazioni personali su riviste e siti web. Nel 2016, in occasione di Torino Contemporary Art, esordisce con la sua prima videomostra dal titolo "Like Water – Like a Rolling Stone", proiettata presso il Circolo di Design di Torino per l'evento "Biosphere versus U Man Nature". Attratto dalla relazione uomo-spazio-territorio, continua la propria ricerca fotografica sostenendo che una storia esiste solo se qualcuno la racconta, indagando attraverso essa l’assenza del tempo, la capacità e la forza comunicativa delle immagini. Leitmotiv di questo pensiero è l’idea che ogni piccola descrizione di una cosa vista possa lasciare un seme nel terreno della memoria in quanto essa stessa vita. 

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