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TORINO, 13 March 2018

Varie Sottodiciotto Film Festival & Campus a Torino dal 16 al 23 marzo 2018

anteprime, inediti, film d’animazione, programmi speciali, focus di approfondimento, eventi live

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  On the Street_©Martha Cooper
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Cinema Massimo Torino
Via Giuseppe Verdi,18
Torino 
011 8138 574   Link al sito 

Sottodiciotto Film Festival & Campus, organizzato da Aiace Torino e da Città di Torino (Direzione Cultura Educazione e Gioventù e ITER - Istituzione Torinese per un’Educazione Responsabile), giunge alla 19a edizione, che si svolgerà a Torino dal 16 al 23 marzo.

Dedicato espressamente ai più giovani, ma rivolto, in una prospettiva di dialogo intergenerazionale, agli spettatori di ogni età, il Festival diretto da Steve Della Casa prosegue lungo il percorso intrapreso nelle più recenti edizioni, caratterizzate da progressivi ampliamenti strutturali e di contenuti. L’estensione del pubblico di riferimento, che da due anni ingloba, oltre alle tradizionali fasce anagrafiche dell’istruzione primaria e secondaria, anche gli studenti delle Università, si rispecchia in una molteplicità di proposte differenziate per temi ed età. Anche l’edizione 2018, infatti, si declina – attraverso anteprime, titoli inediti, film d’animazione per piccoli e grandi, programmi speciali, focus di approfondimento, eventi live, oltre che con le due sezioni competitive del Concorso nazionale riservato alle Scuole e di Sotto18 OFF – sul cinema “giovane”, di oggi come di ieri, e sulle sue connessioni e contaminazioni con altri linguaggi, diventate nel tempo sempre più profonde e vitali. Musica, danza, grafica, fotografia, video si intersecano quindi con le proiezioni in sala in un cartellone estremamente variegato e in una panoramica della cultura giovanile attenta ai cambiamenti e alle ibridazioni che l’era digitale e la diffusione dei new media hanno indotto nelle potenzialità espressive, nelle modalità di produzione e fruizione sia del cinema, sia di altre forme artistiche, da parte delle nuove generazioni.

Realizzato con il contributo di Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Lux Film Prize, Parlamento europeo - Ufficio informazione di Milano, con il sostegno del Mibact - Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e con il patrocinio di Unicef, il Festival si avvale della collaborazione di un grande numero di partner, quest’anno più che mai ampio in virtù della grande varietà del cartellone, segno della costante ricerca di sinergie con enti e istituzioni locali e nazionali perseguita dalla manifestazione.

Le proiezioni e gli eventi del Festival saranno anche quest’anno diffusi in più sedi e ospitati in una pluralità di sale cinematografiche (principalmente il Cinema Massimo) e di luoghi di spettacolo e cultura cittadini.

 

ANIMAZIONE Ampia e ricca di titoli di punta, come tradizione del Festival, la sezione riservata all’animazione, curata da Eugenia Gaglianone e Andrea Pagliardi, contempla proiezioni adatte al pubblico più giovane e agli appassionati di ogni età, proponendo anteprime, film inediti, nuovi episodi e avventure dei personaggi più amati da spettatori grandi e piccoli. A rimarcare la storica centralità dell’animazione nell’ambito del Festival, spetta alla sezione l’onore di inaugurare la 19a edizione di Sottodiciotto & Campus con The Breadwinner (venerdì 16 marzo, ore 21, Massimo 1), il film che ha gareggiato tra i grandi favoriti per l’assegnazione del recente premio Oscar. Prodotto da Angelina Jolie, nato all’interno del Cartoon Saloon – lo studio irlandese già creatore di candidati alla preziosa statuetta come The Secret of Kells e Song of the Sea il lungometraggio, diretto da Nora Tomway, è tratto dal romanzo Sotto il burqa (ed. Rizzoli) della canadese Deborah Ellis, anche co-autrice della sceneggiatura. Storia di resilienza al femminile, il film vede protagonista l’undicenne Parvana, che vive nella tormentata Kabul sotto il regime talebano. Quando il padre, che mantiene la famiglia leggendo e scrivendo al mercato lettere per gli analfabeti, viene imprigionato, la sua vita cambia radicalmente. Parvana, infatti, decide di fingersi un ragazzo per poter lavorare e diventare una “breadwinner” (la persona che porta il pane in famiglia), sfidando molti pericoli, ma anche scoprendo la libertà di una condizione nuova e sconosciuta. Introducono la proiezione Marilena Zambrino, dal 2006 al 2014 infermiera in missione negli ospedali di Emergency in Afghanistan, e i curatori della sezione Eugenia Gaglianone e Andrea Pagliardi.

Già vincitore dell’Emile Award, è stato candidato al recente Oscar anche un altro titolo della sezione, l’inglese Revolting Rhymes (venerdì 23 marzo, ore 18.30, Massimo 1), diretto da Jacob Schuh e Jan Lachauer e tratto da Versi Perversi (ed. Salani), le spassose e perfide storielle in rima scritte da Roald Dahl e illustrate da Quentin Blake. Prodotta dalla londinese Magic Light Pictures per BBC One e suddivisa in due episodi, la versione animata del libro è una frenetica, parodistica, dissacrante cavalcata nel mondo delle fiabe tradizionali, in cui Cenerentola, i Tre porcellini, Biancaneve e gli altri sono molto diversi da come erano una volta e da come li abbiamo sempre conosciuti.

Altra première d’eccezione, è un irresistibile rovesciamento di stereotipi anche Le Grand Méchant Renard et autres contes (giovedì 22 marzo, ore 18, Massimo 3), con cui il regista e fumettista Benjamin Renner, già candidato all’Oscar per Ernest et Célestine, porta sul grande schermo, con l’aiuto di Patrick Imbert, due propri racconti recenti (Chi ha paura della volpe cattiva?, edito in Italia da Rizzoli, e Un bambino da consegnare), oltre a un soggetto originale (Il Natale perfetto). Incantevole trittico di storie animali, di cui sono protagonisti una volpe timida che cova le uova di un pollaio, un coniglio che si finge cicogna e un’anatra che vuole sostituirsi a Babbo Natale, circondati da tanti altri buffi e teneri personaggi, il film ha riscosso grande successo di pubblico e critica all’ultimo Festival internazionale del film d'animazione di Annecy.

 

 

Conversazioni animate: Bozzetto & Bronzit Appuntamento di punta nella sezione, “Conversazioni animate: Bozzetto & Bronzit” (domenica 18 marzo, ore 18, Massimo 2) rappresenta un’occasione unica per assistere a un confronto dal vivo tra due grandi maestri dell’animazione internazionale, che ben conoscono le rispettive opere. I due autori sono infatti legati da una lunga amicizia, nata dall’ammirazione profonda che il più giovane regista pietroburghese, classe 1965, nutre per il collega milanese e per i suoi film, approdati con grande successo in URSS negli anni Ottanta. Dopo la visione folgorante di Una vita in scatola, Konstantin Bronzit ha sempre inserito Bruno Bozzetto nel novero dei suoi riconosciuti maestri; il “papà” del signor Rossi, dal canto suo, ha sempre seguito con attenzione il percorso creativo del suo versatile “allievo”, due volte candidato all’Oscar, nel 2016 proprio con un acclamato cortometraggio che celebra il valore dell’amicizia, We Can’t Live Without Cosmos. Riuniti nuovamente dal Festival, i due autori si confronteranno sul loro lavoro a partire da una selezione di tre titoli (a sorpresa) scelti da ciascuno all’interno della filmografia dell’altro, condividendo con il pubblico segreti e curiosità del “mestiere” e delle loro carriere. Organizzato dal Festival in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia, Piemonte – Dipartimento di Animazione, l’appuntamento, primo in assoluto nel panorama italiano e internazionale, offrirà lo spunto per esaminare le differenze di tecnica e di scuola, le ragioni di una reciproca stima professionale e le palesi affinità artistiche che intercorrono tra le opere dei due registi: l’essenzialità del tratto, la semplicità e l’immediatezza dello stile unite alla capacità di cogliere nel profondo i paradossi e i sentimenti umani restituendoli con delicata ironia e, quando necessario, con satira pungente.

 

Auguri ai cinquantenni In occasione della presenza a Torino di Bruno Bozzetto, il Festival festeggerà i cinquant’anni di uno dei suoi film più noti, Vip, mio fratello superuomo (domenica 18 marzo, ore 16.30, Massimo 3). Parodia del mondo dei supereroi, assurto a emblema di una società di massa sempre più appiattita dal consumismo e trasformato in scenario per le avventure dei due fratelli dai poteri diametralmente opposti, il film, adatto per la semplicità del tratto e della storia anche al pubblico dei più piccoli, sarà presentato in sala dallo stesso regista.

Spegne cinquanta candeline anche Yellow Submarine. Il Festival rende omaggio alla fantastica missione dei Beatles sul sottomarino giallo presentandola, in anteprima nazionale (sabato 17 marzo, ore 21 Massimo 3), in una nuova versione frutto di un certosino e prodigioso restauro digitale e fotochimico. Realizzato a Hollywood, ricostruendo fotogramma per fotogramma e reso difficile, oltre che dallo stato originale della pellicola, anche dal largo impiego di tecniche di animazione all’epoca innovative e sperimentali, l’intervento conservativo, digitalizzato in 4K, restituisce il capolavoro psichedelico di George Dunning in una forma smagliante e rende del tutto nuove – per le giovani generazioni di oggi, ma anche di ieri – le avventure dei Fab Four impegnati a combattere i Biechi Blu e a riportare a suon di musica armonia e bellezza a Pepelandia.  

Oltrepassa la boa del mezzo secolo anche il geniale “professor Balthazar”, il personaggio nato dalla fantasia di Zlatko Grgić, esponente di spicco della leggendaria Scuola di Zagabria, emblema della grande vitalità che ha segnato la produzione animata nell’Est europeo prima della caduta del Muro di Berlino. Sottodiciotto & Campus rende omaggio al mite scienziato di fama mondiale proponendo, in due appuntamenti intitolati “Eureka! Le invenzioni del Professor Balthazar” (sabato 17 marzo, ore 17, Massimo 1, e mercoledì 21 marzo, ore 18, Massimo 3), un’antologia di episodi della sua storica serie nella recente versione restaurata del 2011 a cura di Predrag Radanović, che introdurrà la prima proiezione. Create per i bambini, ma amatissime dal pubblico adulto, veicolo di sofisticata poesia e di valori universali (la difesa dei più deboli, l’ambientalismo, la tolleranza), le avventure del “professore” saranno una scoperta per i più piccoli e un irresistibile viaggio nella memoria per i più grandi.

 

Per i più piccoli L’appuntamento, imperdibile, per piccoli e piccolissimi è con Il mondo di Molang (sabato 17 marzo, ore 16, Massimo 1), ossia con le avventure del candido coniglietto, estroverso ed entusiasta, nato nel 2010 come personaggio “emoticon” sul blog personale della sua creatrice, la coreana Hye-ji Yoon, e diventato immediatamente fenomeno virale sul web e sui social. Assurto, in compagnia del suo grande amico, il timidissimo pulcino PiuPiu, a protagonista della serie animata realizzata dallo studio europeo Millimages, che punta sugli elementi chiave della felicità, dell'amicizia, del rispetto reciproco e della solidarietà, Molang, trasmesso in Italia da RAI Yoyo, è ora uno straordinario successo in oltre duecento paesi. In un pomeriggio di festa dedicato all’animazione, organizzato dal Festival in collaborazione con RAI Yoyo e RAI Com, in partnership con la rivista Giovani Genitori, i piccoli spettatori potranno non solo seguire sul grande schermo una selezione di episodi di cui è protagonista l’amatissimo personaggio, ma anche conoscerlo “dal vivo” e fare merenda (offerta da Bibite Baladin e Centrale del latte) con lui.

 

INEDITI E ANTEPRIME Curata da Caterina Taricano, la sezione del Festival dedicata alle anteprime e ai film inediti che prediligono bambini e ragazzi come protagonisti o come pubblico di riferimento, si presenta eterogenea per generi, temi e ambientazioni.

Oh Mio Dio! (lunedì 19 marzo, ore 20, Massimo 2), commedia drammatica di Giorgio Amato, ospite del Festival e già regista di Il ministro e The Stalker, si interroga sui possibili effetti di una parusia nel terzo Millennio: che cosa accadrebbe oggi, in una società che si definisce cattolica e cristiana, se Dio decidesse di rimandare Gesù tra gli uomini? Chi lo prenderebbe sul serio? E quali difficoltà incontrerebbe per riuscire a farsi ascoltare? Deciso il ritorno sulla Terra, per riportare la Sua parola al centro dell’attenzione, il Messia sceglie questa volta di lasciare una testimonianza video del suo passaggio terreno, arruolando due cameraman che lo seguono costantemente. La sua predicazione e i continui miracoli destano grande clamore mediatico, ma nella smaliziata e diffidente società contemporanea la preparazione all’avvento del Regno dei Cieli si dimostrerà impresa ancora più ardua di quella affrontata 2000 anni fa.

Accade un miracolo anche in Jupiter’s Moon (lunedì 19 marzo, ore 22, Massimo 2), del regista ungherese Kornél Mundruczó, presentato in collaborazione con la casa di distribuzione Movies Inspired, che, in concorso all’ultimo Festival di Cannes, affronta in chiave fiabesca il difficile tema dell’immigrazione attraverso la storia di Aryan, giovane espatriato siriano. Nel tentativo di raggiungere l’Ungheria, il ragazzo viene ferito a colpi di pistola da un poliziotto mentre attraversa illegalmente la frontiera. Invece di morire, scopre, però, di poter volare. Il portentoso evento suscita l’immediata attenzione del dottor Stern, corrotto medico ungherese che prende tangenti dai rifugiati per trasferirli dal campo profughi all’ospedale, da dove possono poi facilmente scomparire, e che è deciso a sfruttare il provvidenziale dono della levitazione di Aryan.

Presentato da Sottodiciotto & Campus in collaborazione, oltre che con Movie Inspired, con Lovers Film Festival, Les Deux Amis (martedì 20 marzo, ore 21, Massimo 3) è il debutto alla regia dell’attore Louis Garrel. Figlio d’arte, consacrato a una carriera internazionale da due film dedicati al ’68 e al Maggio francese (The Dreamers di Bertolucci e Les Amants réguliers del padre Philippe), l’esordiente regista si misura con una commedia romantica e ironica ambientata nella Parigi giovane di oggi. Ispirato a Les Caprices de Marianne di Alfred de Musset, omaggio al cinema della Nouvelle Vague, il film prende il via dall’incontro di Clément (interpretato da Vincent Macaigne) con la sensuale e sfuggente Mona (l’attrice di origine iraniana Golshifteh Farahani), impiegata in una paninoteca alla Gare du Nord, che nasconde un inconfessabile segreto. Innamoratosi perdutamente della misteriosa ragazza, il goffo Clément, per conquistarla, chiede aiuto al suo migliore amico, Abel (lo stesso Louis Garrel), trasformando il coup de foudre in un delicato e complesso triangolo amoroso e amicale. Introdurranno la proiezione Irene Dionisio, direttrice di Lovers Film Festival, e Caterina Taricano, curatrice della sezione.

È un lungometraggio d’esordio anche Dopo la guerra (giovedì 22 marzo, ore 21, Massimo 2), con cui Annarita Zambrano, regista romana da diversi anni di stanza a Parigi, prende spunto dall’assassinio del giuslavorista Marco Biagi rivendicato dalle Nuove Brigate Rosse nella Bologna del 2002, per raccontare gli effetti dilanianti e sconvolgenti delle azioni dei terroristi sulle loro stesse famiglie. Sospettato di essere il mandante dell’omicidio, Marco, un ex-militante di sinistra condannato all'ergastolo e rifugiato in Francia grazie alla dottrina Mitterrand sul diritto di asilo, per evitare l’estradizione decide di fuggire da Parigi portando con sé la figlia sedicenne, Viola. La sua scelta provocherà uno sconvolgimento totale nella vita non solo della ragazza, ma anche della madre, della sorella e del cognato, che in Italia verranno di nuovo trascinati sotto i riflettori. Presentato a Cannes nella sezione “Un Certain Regard”, interpretato da Giuseppe Battiston e Barbora Bobuľová, il film si concentra sulle ferite emotive che non si rimarginano, su una famiglia divisa in due dalla colpa, sui lasciti di quegli anni alle nuove generazioni.

Proposto dal Festival ancora in collaborazione con Movies Inspired, il nuovo lungometraggio di Bruno Dumont, Jeanette, L’Enfance de Jeanne D’Arc (venerdì 23 marzo, ore 21, Massimo 1), segna un’incursione del versatile regista francese nel territorio finora mai frequentato del film musicale. Presentato alla Quinzaine des réalisateurs dell’ultimo Festival di Cannes, ispirato alle opere dedicate a Giovanna D’Arco dal poeta e drammaturgo Charles Péguy, il film rivisita il mito francese per eccellenza partendo dalle origini e scandendo l’infanzia e l’adolescenza della santa guerriera sull’eclettica colonna sonora (technopop, rock, metal, sinfonica) firmata da Igorrr. Sulle musiche originali del compositore francese, Dumont innesta l’audace esperimento della presa diretta anche dei brani cantati, interpretati sul set (e non in playback) dagli attori non professionisti. Film che finisce dove tutti gli altri dedicati alla Pulzella d’Orléans cominciano, Jeanette dispiega sul grande schermo in una forma del tutto inedita la forza del personaggio eroico, trasposto nella pastorella sensibile alle sofferenze del suo popolo, che già a otto anni sogna un condottiero capace di scacciare gli inglesi dalla Francia e in cui si accende progressivamente la vocazione spirituale e guerriera.

Completano la sezione due opere italiane. Realizzato in collaborazione con Arci Movie di Napoli, lungometraggio d’esordio di Claudio D’Avascio, ospite del Festival, Il manutentore (giovedì 22 marzo, ore 18.30, Massimo 2) è la storia di un amministratore di un condominio, che vive una vita fatta di routine. L’incontro con una giovane ragazza madre e il manifestarsi di un uomo che lo ossessiona, costringeranno l’uomo a sovvertire ogni schema della sua vita e a fare i conti con uno scomodo passato.

France - Quasi un autoritratto (mercoledì 21 marzo, ore 16, Auditorium multimediale Guido Quazza), di Ilaria Pezone, è un mediometraggio in cui Francesco Ballo – ospite del Festival con la regista e lo sceneggiatore Gabriele Gimmelli – docente di Storia del cinema e del video all'Accademia di Belle Arti di Brera, cinefilo accanito, filmmaker, saggista, si racconta alla macchina da presa, guidando lo spettatore attraverso il suo mondo, in un viaggio senza mappe e senza percorsi prestabiliti.

 

HIP HOP DROPS L’edizione di quest’anno dedica una particolare attenzione al movimento artistico e culturale contemporaneo che forse più di ogni altro ha influenzato, e continua a influenzare a ogni passaggio generazionale, i giovani dagli anni Settanta a oggi. Fenomeno globale che nei decenni dagli Stati Uniti ha raggiunto ogni angolo del mondo, subendo molteplici ibridazioni e dimostrandosi in grado di superare ogni barriera etnica, sociale, linguistica, l’hip hop ha favorito un melting pot culturale e artistico di dimensioni planetarie, a tutt’oggi in continua evoluzione. Sempre più diffuse e praticate, le quattro discipline che ne costituiscono l’articolazione storica – il writing, il b-boying o breakdance, il djing e il rap, oggi ufficialmente il genere più ascoltato negli USA – sono una testimonianza della sua vitalità e costituiscono il fil rouge dell’iniziativa proposta dal Festival. Curato dal regista Enrico Bisi, il programma speciale si snoda, infatti, attraverso proiezioni, performance dal vivo, dj set, mostre, incontri, con l’obiettivo di esplorare – senza pretese di esaustività, ma a tutto tondo – il carattere poliedrico, multiforme, onnipervasivo di un movimento capace di espandersi in svariati ambiti, di esercitare un’influenza profonda e persistente nelle arti visive, nella musica, nella danza, nella moda.

 

La mostra “Martha Cooper: On the Street”. Prologo delle successive iniziative e occasione unica per accostarsi alla visualità hip hop sarà l’esposizione, a partire dal 14 marzo, delle fotografie realizzate da Martha Cooper, ospite del Festival. Articolata in tre sedi, la mostra, la più ampia mai dedicata in Italia alla storica fotografa del movimento, è concepita come un percorso che segue un’evoluzione temporale e artistica. Nella Project Room di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia fino all’8 aprile vengono presentati quarantacinque scatti in bianco e nero risalenti agli esordi di carriera di Martha Cooper. Le prime immagini esposte arrivano da Tokyo, dove la giovane fotografa si recò nel 1970, rimanendo affascinata dall’Irezumi, l’arte giapponese del tatuaggio. Le successive risalgono alla metà degli anni Settanta quando, come fotoreporter del “New York Post”, Martha Cooper raccontava in immagini per il giornale la Grande Mela prima dell’avvento dell’hip hop, concentrandosi sul paesaggio metropolitano e, soprattutto, sui giochi di strada dei giovanissimi. L’autrice sarà presente a CAMERA mercoledì 21 marzo, alle ore 18.30, per incontrare il pubblico.

Una foto celebre, quella di He3, il writer quattordicenne grazie al quale Martha Cooper riuscì a introdursi nel mondo allora più che mai chiuso, occulto e clandestino dei graffitisti, costituisce il trait d’union con le due successive parti della mostra, visibili fino al 5 aprile. Ospitata nel Cortile del Rettorato dell’Università di Torino, la seconda sezione presenta sessantacinque fotografie, tra le più famose dell’autrice, scattate tra la fine degli anni Settanta e nel corso degli Ottanta che, partendo dal Bronx incandescente dove writer, rapper, dj e breaker muovono i primi passi nelle rispettive discipline, si addentrano progressivamente nel vivo dell’hip hop. Le immagini si fanno sempre più spettacolari e sorprendenti di pari passo con la fiducia che Martha Cooper riesce a conquistarsi nell’ambiente inizialmente ostile: a poco a poco, infatti, i writer stessi cominciano a chiamare la “Kodak Girl” non appena finito un graffito perché immortali la loro opera prima che venga sovrascritta da qualche rivale o distrutta dai solventi della polizia metropolitana. Tra i ritratti di un mondo coloratissimo, che contrasta con uno scenario urbano di degrado e abbandono, spiccano le immagini d’epoca diventate icone della cultura urbana, come le celebri fotografie di “re” Dondi, il pioniere del writing, e gli scatti dei vagoni della metropolitana ricoperti di tag e vernice spray, in origine comparsi nel volume di Martha Cooper e Henry Chalfant Subway Art, oggi internazionalmente considerato la “Bibbia” della street art. La terza sezione, allestita nella Sala Athenaeum del Rettorato dell’Università di Torino, propone oltre 170 fotografie e più di 1500 immagini, per la maggior parte inedite, proiettate in loop su megaschermo, con cui Martha Cooper ha continuato a documentare, dalla fine degli anni Ottanta a tutt’oggi, la street art in svariate parti del mondo. Una specifica sottosezione ospiterà, infine, le foto di due progetti più circoscritti dell’autrice: il primo, intitolato “Soweto/Sowebo”, racconta la vita di strada della grande area urbana di Johannesburg e del piccolo sobborgo di Baltimora, uniti non solo dai nomi assonanti, ma anche dalla difficile realtà sociale; il secondo, “B*Girlz”, è invece interamente dedicato alle gare internazionali di break dance femminile e alle loro giovanissime campionesse provenienti da ogni parte del mondo.

 

I film Viaggio lungo la storia e l’evoluzione dell’hip hop, il percorso filmico proposto da Sottodiciotto & Campus rappresenta un’introduzione indispensabile per i Millennial interessati a conoscere le radici del fenomeno e, al contempo, l’opportunità di una rivisitazione storica per i “giovani” di ieri. Mirata a mettere in luce come sia il cinema d’autore, sia quello mainstream abbiano via via incorporato elementi stilistici dall’hip hop e attinto crescenti suggestioni dal movimento, la rassegna presenta undici titoli, tra documentari e lungometraggi di fiction, realizzati dagli anni Ottanta a oggi.

In concomitanza con l’inaugurazione del Festival, aprirà la sezione la versione restaurata in 4k di La Haine (L’odio 1995, venerdì 16 marzo, ore 16, Massimo 3): cult da vedere e rivedere, citato nei testi di Deda, Marracash, Club Dogo, Frankie Hi-Nrg, Fabri Fibra, Lou X, il lungometraggio, che sarà introdotto da Danno dei Colle der Formento, è ancora oggi considerato il film hip hop per eccellenza, con un Vincent Cassel in stato di grazia e Mathieu Kassowitz premiato per la miglior regia al Festival di Cannes. In arrivo dalla terra d’origine del movimento, da Oltreoceano, i successivi titoli della sezione. Tra gli altri film di fiction: Do the Right Thing (Fa’ la cosa giusta 1989, mercoledì 21 marzo, ore 21.30, Massimo 3), il film-manifesto con cui Spike Lee scandisce le tensioni razziali nella sua Brooklyn sulle note di Fight the Power dei Public Enemy, e 8 Mile (2002, mercoledì 21 marzo, ore 20, Massimo 3) di Curtis Hanson, la storia romanzata del giovane Eminem ai suoi difficili esordi nel mondo all black dell’hip hop, che rappresenta il definitivo sdoganamento del rap bianco e centra l’Oscar proprio con Loose Yourself, prima canzone dell’ormai accreditato genere musicale a vincere l’ambita statuetta.

I documentari in cartellone raccontano l’hip hop sia ricostruendone la storia generale, sia esplorandone singoli elementi costitutivi. Presentato dal Festival in anteprima nazionale, Boom for Real: The Late Teenage Years of Jean-Michel Basquiat (martedì 20 marzo, ore 19.30), di Sara Driver, è un ritratto inedito di uno dei massimi esponenti del graffitismo statunitense. Attraverso ampio materiale di repertorio e interviste originali (tra gli altri, al rapper Fab 5 Freddy, al regista Jim Jarmusch, al writer Lee Quiñones), il film ricostruisce gli anni giovanili, passati in larga parte per strada, di Jean-Michel Basquiat, insistendo sul rivoluzionario scenario newyorkese degli anni Settanta e Ottanta, centrale nella formazione e nello sviluppo dello stile del geniale artista, scomparso appena 27enne.

Scratch (2001, mercoledì 21 marzo, ore 22, Massimo 3), di Doug Pray, parte dal South Bronx degli anni Settanta e arriva alla San Francisco del Duemila focalizzandosi sul mondo del djing, sui suoi talenti che hanno cambiato il nostro modo di ascoltare e creare musica, sull’evoluzione delle tecniche: dalle pionieristiche manipolazioni dei primi DJ sul vinile, allo scratch, al beat-juggling fino al turntablism. From Mambo to Hip-Hop: A South Bronx Tale (2006, sabato 18 marzo, ore 22, Massimo 3), mediometraggio diretto da Henry Chalfant (il regista e fotografo collega di Martha Cooper), esplora l’altra faccia del quartiere newyorchese storicamente più problematico, concentrandosi sulle sue potenti sub-culture in grado di dare vita dal secondo dopoguerra agli anni Settanta – soprattutto durante passaggi epocali e periodi di grande crisi – a fondamentali rivoluzioni musicali. Planet B-Boy (2007, lunedì 19 marzo, ore 19.30, Massimo 3), di Benson Lee, è un lungometraggio che si immerge nell’arte della breakdance, nella sua evoluzione da pratica di strada a forma artistica riconosciuta, soffermandosi soprattutto sulla Battle of the Year, la massima gara internazionale di b-boying in cui si sfidano giovanissimi provenienti da tutto il mondo.

In cartellone anche diversi film che risalgono agli albori dell’hip hop e documentano il fenomeno pressoché in presa diretta. Sinfonia di forme e colori accompagnata dalle note di Charles Mingus e Aretha Franklin, Stations of the Elevated (1981, venerdì 23 marzo, ore 19.30, Massimo 1), di Manfred Kirchheimer, proiettato in versione restaurata in 4k, dedicato alle opere dei primi writer apparse a New York alla fine degli anni Settanta e allora considerate pure espressioni di vandalismo da eliminare prima possibile, è la documentazione unica di un effimero paesaggio urbano di cui oggi non resta altra traccia. Anche Style Wars (1983, giovedì 22 marzo, ore 22, Massimo 3), documentario di Tony Silver prodotto da Henry Chalfant, è un viaggio nella cultura hip hop degli anni Settanta e dei primi Ottanta che si sofferma soprattutto sul writing, sui suoi pionieri (Kase2, Skeme, Dondi, Seen, Shy…) e sulla guerra all’ultima tag combattuta nella New York dell’epoca tra gli artisti di strada da una parte e il Dipartimento di polizia metropolitana e l’allora sindaco Ed Koch dall’altra. Non potevano mancare, in cartellone, i due cult del movimento, quasi coevi. Girato nel 1983 nella New York culla del fenomeno, Wild Style (giovedì 22 marzo, ore 20.30, Massimo 3), di Charlie Ahearn, è a tutt’oggi considerato il classico dell’hip hop, reso celebre dai suoi protagonisti – tra cui Lee Quiñones nella parte di Zoro, writer che ama agire di notte al riparo di sguardi indiscreti – dalle foto di scena scattate da Martha Cooper e dalla colonna sonora destinata a diventare un punto di riferimento per l’underground statunitense. Altrettanto, Beat Street (1984, sabato 17 marzo, ore 20, Massimo 3), atipico musical di Stan Lathan, è considerato il film che, attraverso le vicende dei suoi giovani protagonisti writer, dj e breaker newyorchesi, ha permesso a un’intera generazione di giovani europei di scoprire il nuovo movimento d’Oltreoceano. Prodotto da Harry Belafonte, il lungometraggio vanta la partecipazione di Melle Mel, Doug E. Fresh, Afrika Bambaataa, Kool Herc, Crazy Legs e di molti altri pionieri dell’hip hop.

 

LIVE WRITING BY MR. WANY In concomitanza con Sottodiciotto & Campus verrà allestita di fronte all’ingresso del Museo del Cinema una struttura pannellata di 25 metri, un lungo “muro” all’ombra della Mole su cui Mr. Wany, writer italiano di fama internazionale, lavorerà di bombolette per tutta la durata di Sottodiciotto & Campus, raccontando il Festival e dando vita a uno dei suoi capolavori, sintesi insospettabili e fluide tra colature di colore, tags e disegni surreali e fantastici. L’evento di live painting, occasione unica per vedere un artista all’opera durante tutte le fasi di lavorazione di un graffito di grandi dimensioni, è organizzato dal Festival in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema e con il supporto dell’azienda edile Federico Fiammengo.

Iniziata la carriera professionale alla Dynit, una delle più importanti case editrici di fumetti e cartoon giapponesi, scenografo, illustratore, grafico pubblicitario, designer, Mr. Wany (al secolo Andrea Sergio) è tra i maggior rappresentanti della cultura hip hop italiana nel writing. Ha realizzato art work e progetti per brand internazionali come Nike, Adidas, Coca Cola, D&G, Casio, Timberland, Volkswagen e molti altri. Approdato anche alla tela, è entrato da innovatore nel circuito artistico più accademico, partecipando a importanti mostre personali e collettive in gallerie e musei in Italia e all’estero. Nella sua pittura, che si avvale di tecniche variegate e nasce dall’esperienza metropolitana del writing e dalla passione, inizialmente professionale, per il manga, la realtà viene filtrata e interpretata attraverso una sensibilità e un’ironia consapevoli dei problemi esistenziali dell’uomo d’oggi, affrontati e resi amabilmente giocosi attraverso colori vivi e forme morbide e sinuose, amate anche dai bambini: un pubblico al quale l’arte di Mr. Wany parla costantemente, come dimostra anche il suo recente lavoro di illustrazione per il libro Il Pallamondo magico, scritto dal giornalista torinese Luca Indemini.

 

Un Robot per amico È dedicato proprio ai bambini (dai 6 ai 10 anni), piccoli creativi in erba, il workshop “Un robot per amico”, che si svolgerà nel pomeriggio di domenica 18 marzo nella neonata sede torinese dell’Universal Hip Hop Museum, presso il centro associativo L’Arteficio. Diviso in due sessioni (alle ore 15.30 e alle 16.30), ciascuna aperta a 10 piccoli partecipanti, il workshop è curato per il Festival da Massimo Sirelli, art director e docente di Tecniche di presentazione e Portfolio presso lo IED di Torino, che da anni unisce la sua attività professionale nel campo della grafica e del multimedia design alla personale passione per i robot e l’upcycling, organizzando molteplici iniziative laboratoriali per bambini di tutte le età. L’attività proposta prevede da parte di ciascun partecipante la costruzione di un robot giocattolo (che potrà poi essere portato a casa) con materiali di recupero: oltre a viti, bulloni, tappi, nell’occasione, in sintonia con la tradizione hip hop, verranno utilizzate anche bombolette spray vuote. Al termine dell’assemblaggio, il gruppo di lavoro si dedicherà a un’attività di storytelling, elaborando una biografia per il robottino appena creato.

 

 

La musica e gli eventi live Ai film si affiancano in cartellone performance dal vivo e dj set che costituiscono l’indispensabile colonna sonora del programma speciale. Sarà in musica la festa inaugurale della 19ma edizione del Festival (venerdì 16 marzo, ore 22, Mondo Musica), di cui sarà protagonista “Welcome 2 the Jungle”: la trasmissione radio di hip hop che ha la peculiarità di andare in onda da un locale aperto al pubblico lascerà per l’occasione la sua tradizionale casa romana per una diretta da Torino, nella sede di Mondo Musica, in streaming su Radio BandaLarga. Curato dal rapper Danno (dei Colle Der Fomento), icona della scena hip hop nostrana sin dagli anni Novanta, da CannasUomo (della King Kong Posse) e da Ceffo (del collettivo Broken Speakers), il programma avrà come special guest Dj Double S (dj ufficiale di Fabri Fibra) e, con il coinvolgimento del pubblico, si focalizzerà, tra chiacchiere e musica, sullo specifico programma del Festival e sul rapporto tra cinema e hip hop.

Per raccontare la rivoluzione espressiva, musicale ed estetica che portò, invece, il movimento hip hop a conquistare una posizione di primo piano nella cultura popolare statunitense, lo scrittore e giornalista U.Net, con la collaborazione di DJ Stile ai piatti, proporrà la performance “Louder Than a Bomb Live Set” (martedì 20 marzo, ore 22, Mondo Musica): un esperimento musicale-letterario, un mix tra una lezione di storia e una rappresentazione teatrale, dove le parole si alterneranno alla musica per raccontare la complessità dell’esperienza nera nell’America degli anni Ottanta.

Tra gli appuntamenti live più spettacolari spicca poi in cartellone "Sottodiciotto & Campus Special Street Dance Show Battle”. Ideato appositamente per il Festival dalla pluripremiata crew di street dancer Double Struggle, l’evento vedrà giovani ballerini, tra i più promettenti del panorama nazionale, sfidarsi in un battle dimostrativo (mercoledì 21 marzo, ore 23, Universal Hip Hop Museum). I partecipanti si esibiranno in freestyle, su tracce selezionate al momento dal dj che condurrà la serata, facendo sfoggio della loro abilità nei diversi stili: breaking, popping, hip hop dance e house. La gara si concluderà con un party, cui parteciperanno i ballerini e il pubblico del Festival.

Sarà in musica anche la festa di chiusura della 19ma edizione di Sottodiciotto & Campus (venerdì 23 marzo, ore 22, Hiroshima Mon Amour), che proporrà un altro evento unico, concepito e realizzato appositamente per il Festival: una festa jam con Dj Mastafive e Dj Double S ai piatti e ai microfoni Ensi, Rancore e Dutch Nazari.

 

OMAGGIO AI MANETTI BROS Sottodiciotto & Campus dedica uno spazio specifico – a cura di Enrico Bisi e Caterina Taricano – ai due autori italiani che nel loro lavoro hanno sempre riservato un’assidua attenzione alla musica. Ad Antonio e Marco Manetti, ospiti a Torino il 17 e 18 marzo, il Festival renderà omaggio con una selezione di cinque titoli della loro produzione più e meno recente, tra cui non mancano i film direttamente legati al programma speciale “Hip Hop Drops”. Fin dagli esordi della loro carriera, infatti, i fratelli Manetti hanno sviluppato un interesse particolare per il fenomeno e i loro primi due lungometraggi sono un esplicito omaggio alla scena rap italiana degli anni Novanta. Il cartellone ripropone quindi Torino Boys (1997, sabato 17 marzo, ore 20, Massimo 1), la cui colonna sonora è diventata un cult per gli amanti del genere e che sarà preceduto da un incontro con gli autori condotto da Steve Della Casa e Caterina Taricano. A seguire sarà proiettato Zora la vampira (2000), ambientato nel microcosmo hip hop di un centro sociale romano, in cui troviamo l’allora poco più che esordiente Micaela Ramazzotti, affiancata da uno straordinario Toni Bertorelli nella parte di un Dracula del nuovo millennio e da un inedito Carlo Verdone. In parallelo l’omaggio ripropone il film più recente dei due fratelli, la commedia musical in salsa partenopea-camorristica Ammore e malavita (domenica 18 marzo, ore 20, Massimo 2), record di candidature per i prossimi Premi David di Donatello. A seguire un’altra coppia di titoli che attestano la grande agilità dei Manetti nel passare da un genere all’altro, senza rinunciare, anche nelle produzioni a basso budget, a un cinema ricco di invenzioni visive: il noir Piano 17 (2005, domenica 18 marzo, ore 17.30, Massimo 3), in cui si ritrova parte del cast tecnico e artistico della nota serie tv diretta dai due fratelli, L’ispettore Coliandro, e in cui spicca il loro attore feticcio Giampaolo Morelli, e L’arrivo di Wang (2011, lunedì 19 marzo, ore 18.30, Massimo 2), incursione effettuata con abilità artigianale nel genere del fanta-thriller.

A introdurre le proiezioni dei lungometraggi diretti dai Manetti, così come quelle di diversi titoli presentati nell’ambito di “Hip Hop Drops”, saranno alcuni videoclip realizzati dai due fratelli dagli inizi della loro carriera a oggi per svariati gruppi e autori, dai Flaminio Maphia agli Assalti Frontali, da Joe Cassano a Piotta, da Max Pezzali a Syria. Un’ulteriore selezione di videoclip realizzati per esponenti di punta della scena rap italiana sarà proposta sabato 17 marzo, alle ore 18, al nuovo Universal Hip Hop Museum, nel corso di un aperitivo d’inaugurazione di cui saranno ospiti d’onore i Manetti Bros e che sarà accompagnato da un dj set di Dj Mastafive.

 

WIKICAMPUS In linea con l’ampio programma speciale, si declinano sul tema dell’hip hop anche gli ormai consueti appuntamenti di Wikicampus, le “lezioni” aperte a tutti, curate da Matteo Pollone, organizzate da Sottodiciotto Film Festival & Campus in partnership con il Corso di Laurea in DAMS dell’Università degli Studi di Torino e in collaborazione con Il Circolo dei lettori e la Galleria d'arte Little Nemo. La serie di incontri affronterà e approfondirà diversi aspetti del fenomeno culturale che negli ultimi quarant’anni è stato in grado di influenzare e contaminare profondamente le arti visive, la musica, il ballo e la moda, lasciando la parola sia a chi rappresenta e fa parte dell’odierna cultura hip hop, sia a chi studia e racconta il movimento attraverso differenti media. Una particolare attenzione sarà dedicata allo sviluppo dell’hip hop nel nostro Paese, che fino dalla nascita ha mostrato peculiarità e caratteristiche uniche ed esclusive.

Il primo incontro è dedicato al tema “Documentare l’hip hop in Italia” (venerdì 16 marzo, ore 18, Circolo dei lettori). Sull’importanza e le difficoltà di restituire al pubblico, tramite il documentario, la complessità culturale del fenomeno si confronteranno i registi Enrico Bisi, Danno, Omar Rashid e Lidia Ravviso in un dibattito moderato da Paolo Manera, direttore di Film Commission Torino Piemonte.

L’incontro successivo, “Hip Hop fashion games” (lunedì 19 marzo, ore 18, Circolo dei lettori), sarà dedicato all’influenza cruciale del fenomeno sul costume, lo stile di vita e di abbigliamento contemporanei, di cui discuteranno Silvia Vacirca, docente dell’inaugurando corso di “Forme e linguaggi della moda” presso il corso di laurea magistrale in Cinema e Media dell’Università di Torino, Daniele Crepaldi e Filippo Santambrogio, rispettivamente brand manager&founder e community manager di Dolly Noire, startup di successo dello streetwear. Modererà Giulia Carluccio, presidente di AIACE Torino e del corso di laurea in DAMS dell’Università di Torino.

Le diverse prospettive della narrazione storicamente legata al fenomeno negli Stati Uniti e in Italia saranno di spunto per l’incontro “Raccontare l’Hip Hop” (martedì 20 marzo, ore 18, Circolo dei lettori), cui parteciperanno gli autori delle più recenti pubblicazioni sul tema: Andrea Di Quarto, Giuseppe “u.net” Pipitone, Maurizio “Dr. Pira” Piraccini e Paola Zukar. Modererà la giornalista Marta “Blumi” Tripodi

Strettamente legato alla retrospettiva proposta dal Festival sarà invece l’appuntamento dedicato a “Cinema e cultura hip hop: storie e contaminazioni” (mercoledì 21 marzo, ore 17.30, Circolo dei lettori). All’incontro interverranno Luca Gricinella, autore dell’unico saggio italiano dedicato all’argomento (Cinema in rima. La messa in scena del rap), il critico musicale Paolone aka Ferrari e Nicola “DeeMo” Peressoni, esperto di riferimento per la cultura hip hop in Italia. Modererà Riccardo Fassone, docente di “Storia e teoria delle forme videoludiche” presso il corso di laurea magistrale in Cinema e Media dell’Università degli Studi di Torino.

Alla grafica quale elemento identitario nel mondo hip hop fin dai primi muri dipinti negli anni Settanta è dedicato l’incontro “In principio era lo spray” (giovedì 22 marzo, ore 18, Little Nemo Art Gallery). Sul tema dialogheranno Andrea Sergio, in arte Mr. Wany, uno dei pionieri della cultura europea del graffiti writing, il fumettista Luca Enoch, autore di punta della Sergio Bonelli Editore e creatore, nel 1992, del personaggio della writer Sprayliz, e il calligrafo Luca Barcellona, writer attivo fino dagli anni Novanta, oggi anche grafico di fama internazionale.

L’incontro conclusivo del ciclo è dedicato a “Scrivere il rap” (venerdì 23 marzo, ore 18, Circolo dei lettori). Sull’uso della lingua nello specifico genere – uno degli elementi fondamentali per giudicare la bravura di un rapper – si confronteranno quattro maestri che hanno fatto della qualità dei testi un proprio punto di forza: Ensi, Willie Peyote, Rancore e Dutch Nazari. Modererà il regista e curatore della sezione Hip Hop Drops del Festival Enrico Bisi.

 

OMAGGIO A JAN NĔMEC Nell’anno delle rievocazioni per il cinquantenario, si ritorna al ’68 con la serata che Sottodiciotto & Campus, con il concomitante Festival delle culture slave Slavika di Torino, giunto alla sua IV edizione, dedica al regista Jan Němec, a due anni dalla morte. “Enfant terrible” della Nová Vlna, la Nouvelle Vague cecoslovacca, di cui è considerato uno dei maggiori esponenti (sebbene meno famoso dei connazionali Miloš Forman e Jiří Menzel) e che ha accompagnato il profondo rivolgimento politico e culturale sfociato nel 1968 nella Primavera di Praga, Němec ha contrassegnato la sua opera con grande e innovativa creatività e tagliente critica sociopolitica, costatagli il marchio di “indesiderato” e vent’anni di esilio. L'evento, organizzato in collaborazione con la casa editrice Miraggi e sostenuto dal Centro Culturale Ceco di Milano, ripropone il film più famoso del regista, O slavnosti a hostech (Della festa e degli invitati, 1966, mercoledì 21 maggio, ore 21, Massimo 2), surreale e lucida allegoria sul conformismo e sul rapporto tra individuo e Potere che avrebbe probabilmente vinto a Cannes nel ‘68 se il Festival non fosse stato annullato quell’anno per il Maggio francese. A seguire, verrà proiettato lo storico Oratorium pro Prahu (Oratorio per Praga), il film girato da Němec per le strade della sua città il 21 agosto 1968, quando la capitale cecoslovacca si risvegliò invasa dai carrarmati sovietici che segnarono l’inesorabile fine della Primavera di Praga. Il negativo, portato fortunosamente a Vienna il giorno seguente, fu subito sviluppato e mostrato dalle tv di tutto il mondo. La serata sarà introdotta da Alessandro de Vito, editore e traduttore del romanzo di Jan Němec Volevo Uccidere J.L. Godard.

 

BUONA LA PRIMA! Il Festival dedica un ulteriore spazio a proiezioni particolari, presentate in collaborazione con altre realtà torinesi, e a film, di diversa provenienza, che, nella loro ideazione e realizzazione, hanno coinvolto attivamente giovani e giovanissimi.

Con Più Cinema Per Tutti, un progetto sviluppato dall'Associazione Museo Nazionale del Cinema con il sostegno della Compagnia di San Paolo nell'ambito dell'edizione 2016 di Open - Progetti innovativi di Audience Engagement, il Festival propone, in una proiezione accessibile, con audiodescrizione per non vedenti (scaricabile tramite app MovieReading) e sottotitoli, il lungometraggio Short Skin (venerdì 16 marzo, ore 18, Massimo 3). Diretto da Duccio Chiarini, al suo primo lungometraggio di finzione, il film racconta il passaggio all’età adulta di Edoardo, 17 anni, che non ha mai avuto esperienze sessuali per via di un piccolo problema fisico, mai affrontato. Quando si confronta con Arturo, l’amico sempre impegnato ad abbordare le ragazze, Edoardo, segretamente innamorato di Bianca, capisce che è il momento di affrontare la situazione… Introdurranno la proiezione Vittorio Sclaverani, presidente dell’Associazione Museo Nazionale del Cinema, e Rosa Canosa, coordinatrice del progetto.

 

Nell’intento di porsi come “vetrina” sempre più ampia per la creatività delle nuove generazioni e di dare visibilità alle realizzazioni dei più giovani anche al di fuori delle due sezioni competitive riservate alle Scuole e agli under 18, il Festival presenta quest’anno una serie di titoli, diversi per generi e temi, realizzati nell’ambito di specifici percorsi o progetti educativi e formativi.

In collaborazione con la rassegna CinemAutismo, che a breve festeggerà la sua X edizione (2-7 aprile 2018), il Festival propone Tutti pazzi per Paolo (martedì 20 marzo, ore 18, Massimo 3), diretto da Donato Canosa, interpretato da Paolo Rezoagli e dai suoi compagni di classe. Realizzato con il contributo di Film Commission Torino Piemonte, il mediometraggio nasce dall’incontro, al secondo anno di scuola media, tra Paolo, 12 anni, e Donato, il suo insegnante di sostegno. Tra di loro, un solo punto di contatto: la passione per il cinema, che si trasforma in un laboratorio a scuola, in cui Paolo e Donato diventano registi e protagonisti allo stesso tempo, riprendendosi a vicenda e documentando un percorso pedagogico dove realtà e finzione si intrecciano continuamente e si trasformano in strumenti educativi per conoscere se stessi e il mondo. Introdurranno la proiezione gli autori Donato Canosa e Paolo Rezoagli con Alessandro Abba Legnazzi, Enrico Giovannone e Matteo Tortone di Malfé film.

Progetto Campo Largo Student’s Edition (sabato 17 marzo, ore 15, Massimo 3) è frutto dell’iniziativa con cui la Lavanderia a Vapore - Centro Regionale per la Danza a Collegno ha ospitato, lo scorso novembre, ventiquattro studenti della classe 4AV dell’Istituto Professionale Statale per i Servizi Pubblicitari Albe Steiner di Torino, protagonisti della nuova edizione di CAMPO LARGO, progetto di residenza creativa sui linguaggi della videodanza a cura dell’Associazione COORPI. Gli studenti hanno affrontato un ricco percorso di produzione che li ha portati alla realizzazione dei quattro cortometraggi di danza in proiezione in anteprima al Festival, tutti ambientati nella città di Torino e nella sua area metropolitana, sviluppati sotto la guida dei tutor internazionali di progetto. Introducono le proiezioni Cristiana Candellero e Lucia Carolina De Rienzo, responsabili della direzione artistica di CAMPO LARGO, e gli studenti del progetto.

Primo documentario prodotto dalla storica associazione torinese Hiroshima Mon Amour nell’ambito del progetto educativo di Flowers Festival, Waves - L’altro volto della musica italiana (sabato 17 marzo, ore 20, Massimo 3), realizzato da Marco D’Almo e Francesco Ferraris, esplora la caleidoscopica realtà musicale dell’indie italiano lasciando la parola ai suoi protagonisti. Davanti alla macchina da presa, tra gli altri, Brunori SAS, Levante, Willie Peyote, Eugenio in Via Di Gioia e Daniele Celona si misurano con la complessità di un panorama produttivo estremamente liquido e raccontano gli aspetti invisibili della vita del musicista, dalle difficoltà lavorative al rapporto con il pubblico.

Realizzato nell’ambito del laboratorio di linguaggio cinematografico curato da Pier Dario Marzi ed Emmanuel Pesi che ha coinvolto gli studenti delle classi III della scuola media di Camigliano (Lucca), L’allenatore errante (lunedì 19 marzo, ore 18, Massimo 3) racconta la storia di Ernst Erbstein, coach della Lucchese negli anni Trenta e poi direttore sportivo del Grande Torino, vittima delle leggi razziali e della persecuzione nazi-fascista, che lo costrinsero a una vita clandestina. Erbstein scampò alla guerra ma morì nello schianto di Superga con gli altri componenti del mitico Torino. Nel film compare in veste di testimone la figlia del grande allenatore, la ballerina e coreografa Susanna Egri, nome storico della danza torinese e internazionale, che sarà ospite alla proiezione. Introdurranno il film gli autori Pier Dario Marzi ed Emmanuel Pesi, con Luciano Luciani, ideatore del progetto, e Iacopo Fasano, insegnante della scuola.

 

I CONCORSI ►Per il Concorso nazionale dei prodotti audiovisivi realizzati dalle scuole sono stati selezionati quest’anno 117 titoli, in arrivo da ogni parte d’Italia, che gareggeranno nelle tre sezioni previste: Scuole dell’Infanzia e Primarie, Scuole Secondarie di I grado, Scuole Secondarie di II grado. Gli elaborati in gara costituiscono, come sempre, un significativo osservatorio per l’individuazione di tendenze, orientamenti, interessi prevalenti nelle nuove generazioni. Dai cortometraggi in lizza per quest’edizione, accanto alla costante attenzione al fenomeno del bullismo e, soprattutto, al dilagare della sua non meno drammatica variante “cyber”, spiccano i temi della diversità, dell’accoglienza, dell’integrazione, cui i giovanissimi si accostano spesso facendo riferimento a quanto direttamente sperimentato nei rapporti con i propri coetanei o nella quotidianità della vita scolastica. I cortometraggi saranno proiettati nel corso del Festival, nelle mattinate dal 19 al 22 marzo (dalle ore 9, al Cinema Massimo), in attesa della giornata finale di premiazione, venerdì 23 marzo (ore 17, Massimo 1).

Il concorso nazionale Sottodiciotto OFF, riservato alle produzioni realizzate in ambito extrascolastico dagli under 18, vede in gara 11 titoli, che saranno presentati in due tranche di proiezioni (sabato 17 marzo, ore 16 e 18, Massimo 3), seguite dall’incontro con i rispettivi autori. Oltre al tradizionale premio assegnato dal Festival, la sezione competitiva, grazie a una collaborazione istituita quest’anno con il TorinoFilmLab, promosso dal Museo Nazionale del Cinema, si arricchisce di un ulteriore riconoscimento. Attraverso il nuovo premio TFL, infatti, due degli 11 candidati selezionati avranno la possibilità di partecipare al TFL Meeting Event, il grande evento professionale – interamente in lingua inglese – della durata di 2 giorni che si svolge ogni anno parallelamente al Torino Film Festival e che coinvolge più di 300 produttori, sales agent e rappresentanti di festival di tutto il mondo. All’interno di questo mercato di co-produzione – finalizzato a scoprire i progetti di lungometraggio di opere prime e seconde sviluppate all’interno dell’incubatore –, i giovani vincitori di Sottodiciotto & Campus potranno assisteranno ai pitch di presentazione dei progetti e seguire le masterclass condotte da esperti internazionali.

La premiazione dei vincitori (domenica 18 marzo, ore 16, Massimo 3) sarà preceduta dalla proiezione del cortometraggio Mia moglie, seconda produzione che vede riuniti nel cast tecnico tre giovanissimi autori in passato premiati a Sottodiciotto (nelle edizioni dal 2012 al 2015): Federico Mottica alla regia, Sebastian Bonolis al montaggio, Giulio Fiore agli effetti visivi. Con il nuovo lavoro, l’ormai affiatato team affronta il tema difficile della malattia nella società contemporanea a partire da una tragedia privata che sconvolge la vita di due giovani sposi. Nel ruolo della moglie che si scopre affetta da una patologia incurabile, Valeria Angelozzi ha vinto, nello scorso dicembre, il premio per la miglior interpretazione femminile al Festival Roma Film Corto.


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