Torino News

TORINO, 15 November 2019

Varie 37° Torino Film Festival, dal 22 al 30 novembre 2019

Barbara Steele, Carlo Verdone, 15 film in concorso nella sezione principale

37_torino_film_festival_dal_22_al_30_novembre_2019_news_torino_torino_piemonte
  Film d’apertura: JojoRabbit
Condividi

Sono 149 lungometraggi, 11 mediometraggi e 31 cortometraggi i film presentati a Torino Film Festival 2019 di cui 44 lungometraggi opere prime e seconde, 45 anteprime mondiali, 28 anteprime internazionali, 64 anteprime italiane selezionati tra più di 4000 film visionati (tra corti, medi e lungometraggi)


EVENTI del 37 TFF
Giovedì 21 novembre, ore 21.00
Teatro Regio Torino
“PRENDETE POSTO. INIZIA IL FILM.”

concerto di apertura di Torino Città del Cinema 2020 in occasione del 37 TFF

L’Orchestra del Teatro Regio interpreta le colonne sonore che hanno fatto la storia del cinema italiano.
Biglietteria Teatro Regio
Piazza Castello 215 - Torino Posto unico: Euro 5,00
Info: www.teatroregio.torino.it www.torinocittadelcinema2020.it
Un progetto di: Città di Torino, Museo Nazionale del Cinema Torino, Film Commission Torino Piemonte
Realizzato da: Fondazione per la Cultura Torino
In collaborazione con: Teatro Regio Torino, Associazione Compositori Musica per Film, Torino Film Festival
Partner: Intesa Sanpaolo

Sabato 23 novembre
ore 15.00 - Cinema Reposi, sala 2
Ingresso libero fino a esaurimento posti
Torino Short Film Market presenta ALL YOU NEED IS SHORT selezione di corti internazionali inediti in Italia

ore 15.00 - Cinema Massimo 3 (sala Soldati)
PREMIO MARIA ADRIANA PROLO ALLA CARRIERA 2019
Ingresso libero fino a esaurimento posti
Attribuito quest’anno a Lorenzo Ventavoli, uomo di cinema a tutto campo che ha rivestito molteplici ruoli, diventando una delle piu  importanti figure di riferimento non solo a Torino.

ore 00.00 – Cinema Massimo 1 (sala Cabiria)
NOTTE HORROR
Programma:

BLOOD QUANTUM di Jeff Barnaby (Canada, 2019, DCP, 96’)

CREATURE FROM THE BLACK LAGOON di Jack Arnold (USA, 1954, DCP, 79’)

THE LODGE di Severin Fiala e Veronika Franz (UK, 2019, DCP, 100’) sott. it.



Domenica 24 novembre, ore 22.15
- Cinema Massimo, 1 (sala Cabiria)
HAMILTON BEHIND THE CAMERA AWARD – TORINO FILM FESTIVAL:
consegna del premio a Brian Welsh
A seguire, proiezione del film BEATS di Brian Welsh (UK, 2019, DCP, 101’), presentato nella sezione Festa Mobile del 37 TFF



Lunedì 25 novembre, ore 18.00

PROIEZIONE IN PRIMA MONDIALE DEL FILM VACCINI. 9 LEZIONI DI SCIENZA di Elisabetta Sgarbi
presso l’Auditorium Grattacielo Intesa Sanpaolo, Corso Inghilterra 3
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria a partire dal 15 novembre ore 14.00 su
www.torinofilmfest.org e su www.grattacielointesasanpaolo.com



Martedì 26 novembre
ore 9.00
Auditorium “Guido Quazza” - Palazzo Nuovo Via Sant’Ottavio 20, Piano -1
Ingresso libero fino a esaurimento posti
Seminario di studi | MARIO SOLDATI: LETTERATURA, CINEMA E DINTORNI

ore 15.00
Auditorium “Guido Quazza” - Palazzo Nuovo Via Sant’Ottavio 20, Piano -1
Ingresso libero fino a esaurimento posti
CONFERENZA DI KRISTIN THOMPSON

ore 16.30
Auditorium “Guido Quazza” - Palazzo Nuovo Via Sant’Ottavio 20, Piano -1
Ingresso libero fino a esaurimento posti
CONFERENZA DI DAVID BORDWELL



Mercoledì 27 novembre, ore 20.15
- Cinema Massimo 3 (sala Soldati)
CONSEGNA DEL GRAN PREMIO TORINO A BARBARA STEELE.
A seguire, proiezione del film LA MASCHERA DEL DEMONIO di Mario Bava (Italia, 1960, DCP, 87’)



Giovedì 28 novembre
ore 11.00 - Cinema Massimo 3 (sala Soldati)

Ingresso libero fino a esaurimento posti

L’HORROR CLASSICO: DA CALIGARI AGLI ZOMBIE | panel dedicato alla retrospettiva 2019.

Ore 15.00 - Auditorium “Guido Quazza” - Palazzo Nuovo Via Sant’Ottavio 20, Piano -1
Ingresso libero fino a esaurimento posti

L’ULTIMO PIANO
di Scuola G.M. Volonté (Italia, 2019, 87’)



Venerdì 29 novembre
ore 14.30
Cinema Reposi, sala 1
Ingresso libero fino a esaurimento posti
TORINO FACTORY
Seconda edizione del Glocal Video Contest per filmmaker Under 30.

ore 17.30
Cinema Reposi, sala 1
Ingresso libero fino a esaurimento posti
CINEMA D’AQCUA
Prima edizione del concorso per cortometraggi italiani organizzato da QC terme.

ore 20.00
CHARITY DINNER CURATA DA CHEF STELLATO
PREMIO LANGHE ROERO E MONFERRATO
CONSEGNA DEL PREMIO AL MAESTRO ROBERTO BENIGNI
Il ricavato andrà devoluto in beneficenza alla Fondazione per la Ricerca sul Cancro Onlus.
Per maggiori info: www.fctp.it



GRAN PREMIO TORINO – Barbara Steele
Nel 1997, nel suo libro A-Z of Horror, Clive Barker (lo scrittore, regista, fumettista, creatore dei Cenobiti e di Candyman, di Cabal e di Hellraiser) intitola la lettera M Mistress of the Night e la dedica a Barbara Steele che, scrive Barker, "fa quello che poche attrici sono capaci di fare: vi fa vedere sia la distruzione che il piacere nello stesso paio di occhi". E aggiunge le opinioni di alcuni dei registi che hanno lavorato con lei, come Roger Corman, che la diresse in Il pozzo e il pendolo: "C'era profondità in lei. In superficie, vedevate una bella donna bruna. Ma al di sotto, se guardavate nei suoi occhi, potevate scorgere strati su strati. Qualcosa che potrei descrivere come una specie di mistero esotico". O Riccardo Freda: "I suoi occhi sono metafisici, irreali, impossibili, come gli occhi di un quadro di De Chirico. Ci sono momenti, con certe condizioni di luce e di colore, che il suo viso assume un'apparenza che non pare del tutto umana". Barbara Steele, dice Tim Burton, è probabilmente l'unica, vera diva horror. Senza tempo. Un'icona in bilico tra l'horror ancora classico degli anni ‘60 e il new horror posteriore. Barbara Steele aveva esordito in Inghilterra e, dopo una prima sfortunata tappa hollywoodiana, nel 1960 era arrivata in Italia, dove aveva incontrato subito l'autore e il genere che l'avrebbero trasformata in una star: Mario Bava, all'esordio nella regia con La maschera del demonio, caposaldo della nascente ventata gotica italiana. Alta, sinuosa, viso ovale marcato da punte aguzze, occhi enormi, fu la signora indiscussa dei film di Bava, Freda, Margheriti, Caiano e gli altri, una presenza forte e misteriosa, che riusciva a trasmettere sia i tormenti del Male che l'ambiguità del Bene. Più spesso "Regina delle tenebre", vampira, strega, spettro, amante demoniaca, a volte interpretò anche fanciulle in pericolo. Oppure "false buone" o i doppi ruoli di reincarnazioni demoniache. In Italia divenne una figura familiare, interpretò alcune commedie ed ebbe due parti notevoli: la felina Gloria del serraglio di Guido in 8 1/2 di Fellini e la scatenata principessa bizantina in L'armata Brancaleone di Monicelli. E nei decenni successivi, a Hollywood, si rivolsero alla sua presenza evocativa i nuovi maestri, Joe Dante, Cronenberg, Jonathan Demme. Era e rimane una delle creature più misteriose dello schermo, ancora oggi la vera "Signora della Notte". (Emanuela Martini)
Il Gran Premio Torino sarà consegnato a Barbara Steele mercoledì 27 novembre alle ore 20.15 al Cinema Massimo 3 (sala Soldati), prima


Film d’apertura
Venerdì 22 novembre, Cinema Massimo, Torino
JOJO RABBIT di Taika Waititi
con
Roman Griffin Davis, Thomasin McKenzie, Scarlett Johansson, Sam Rockwell

Tratto dal romanzo Caging Skies di Christine Leunens, il nuovo film di Waititi è una satira sferzante e spiazzante del nazismo e dei suoi miti. Racconta la storia di un ragazzino di 10 anni che vive a Vienna con la mamma vedova durante gli ultimi anni del nazismo: Jojo Betzler è un bambino dolce e un po' timido, con un grande amico paffutello e occhialuto, insieme al quale vuole diventare un perfetto giovane nazista.
Perché Jojo ha un idolo, Adolf Hitler, che ha trasformato in un amico immaginario. Interpretato dallo stesso Waititi (nella parte dell'Hitler immaginario), dal giovanissimo Roman Griffin Davis, da Scarlett Johansson (la mamma di Jojo) e Sam Rockwell (l'ufficiale istruttore del campo per i giovani hitleriani), il film ha vinto il People's Choice Award all'ultimo Festival di Toronto.
Jojo Rabbit uscirà nelle sale cinematografiche italiane il 23 gennaio 2020 distribuito da 20th Century Fox Italia.


Film di chiusura
Sabato 30 novembre, Cinema Reposi, Torino
KNIVES OUT di Rian Johnson
con
Daniel Craig, Chris Evans, Ana de Armas, Jamie Lee Curtis, Toni Collette, Don Johnson, Michael Shannon, Lakeith Stanfield, Katherine Langford, Jaeden Martell, Christopher Plummer
Daniel Craig troneggia su una poltrona in un grande soggiorno. È il detective che indaga sull'apparente suicidio di un ricco scrittore di romanzi gialli, morto quando tutta la sua famiglia era lì riunita per il suo ottantacinquesimo compleanno: tutti paiono avere un movente per il delitto. Jamie Lee Curtis, Christopher Plummer, Toni Collette, Chris Evans e molti altri si dibattono tra menzogne e reticenze nella commedia gialla che Rian Johnson (Star Wars: Gli ultimi Jedi) ha costruito ispirandosi ai whodunit di Agatha Christie. Tra Assassinio sull'Orient Express e Gosford Park
Knives Out uscirà nella sale cinematografiche italiane il 5 dicembre 2019, distribuito da 01 Distribution.


TORINO 37
La più importante sezione competitiva del festival, riservata a opere prime, seconde o terze, propone 15 film, inediti in Italia. I paesi rappresentati sono (in ordine alfabetico): Argentina, Canada, Cile, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Islanda, Italia, Qatar, Repubblica Ceca, Russia, Singapore, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Taiwan, Tunisia.
Incentrata sul cinema “giovane”, la selezione dei film in concorso si rivolge alla ricerca e alla scoperta di talenti innovativi, che esprimono le migliori tendenze del cinema indipendente. Nel corso degli anni sono stati premiati autori ai loro inizi come: Tsai Ming-liang, David Gordon Green, Chen Kaige, Lisandro Alonso, Pietro Marcello, Debra Granik, Alessandro Piva, Pablo Larraín, Damien Chazelle. Un cinema “del futuro”, rappresentativo di generi, linguaggi e tendenze. Nel 2018 Wildlife di Paul Dano (USA, 2018) ha vinto il premio come Miglior Film. Gli attori Rainer Bock, per il film Atlas di David Nawrath (Germania, 2018) e Jakob Cedergren, per il film Den Skyldige / The Guilty di Gustav Möller (Danimarca, 2018), hanno ricevuto ex-aequo il premio per la Miglior Interpretazione Maschile. L’attrice Grace Passô ha vinto il premio per la Miglior Interpretazione Femminile, per il film Temporada di André Novais Oliveira (Brasile, 2018); Atlas di David Nawrath (Germania, 2018) ha vinto il Premio Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; Den Skyldige / The Guilty di Gustav Möller (Danimarca, 2018) ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura. Nel 2018 la giuria era presieduta da Jia Zhangke (Cina) ed era composta da Marta Donzelli (Italia), Miguel Gomes (Portogallo), Col Needham (UK), Andreas Prochaska (Austria).



FESTA MOBILE

Tra una commedia e un thriller, entrambi sui generis: la sezione Festa Mobile si apre con Jojo Rabbit, la rilettura sferzante e spiazzante del nazismo e dei suoi miti di Taika Waititi, e si chiude con Knives Out di Rian Johnson, dove il detective Daniel Craig tiene sotto scacco con la sua sorniona indagine i componenti di una ricca e litigiosa famiglia il cui patriarca è stato assassinato. E si snoda tra vicende personali o collettive, lo spirito e la storia di paesi ed epoche, le icone, i miti, i generi.

Coppie in fuga. Un commesso e un'avvocatessa afroamericani, incappati al primo appuntamento in una sparatoria e costretti a fuggire attraverso gli States, in Queen & Slim, combattivo esordio di Melina Matsoukas, acclamata regista di video musicali. Una bellissima rapinatrice di banche (Margot Robbie) e un giovane agricoltore sognano il Messico e si nascondono nell'America della Depressione, in Dreamland di Miles Joris-Peyrafitte. E due ragazzi amici per la pelle si scrollano di dosso la noia suburbana dell'Inghilterra anni ‘90 scappando di casa per raggiungere un Rave, nel travolgente Beats di Brian Welsh.

Coppie in nero in tre diversi thriller: Ben Kingsley è un veterano del Mossad in un'ultima missione, affascinato dalla femme fatale Monica Bellucci, nello spionistico Spider in the Web di Eran Riklis. Un'altra femme fatale insegna uno strambo linguaggio di fischi da utilizzare durante un'operazione criminale a un poliziotto rumeno nell'ironico noir La Gomera di Corneliu Porumboiu. Ian McKellen, maturo truffatore e abile seduttore di anziane, irretisce la ricca vedova Helen Mirren, senza accorgersi che la signora è tutt'altro che sprovveduta, nel thriller L’inganno perfetto (The Good Liar) di Bill Condon.

Coppie sbagliate. Quella di una giovane supplente della provincia americana con il marito e quella che forma con lo studente di liceo che si porta a letto, con conseguenze disastrose, in Frances Ferguson, commedia provocatoria di Bob Byington.

Come eravamo. La Spagna nell'estate del 1936, quando il rettore dell'Università di Salamanca, lo scrittore Miguel de Unamuno, appoggia pubblicamente il generalissimo Franco, per poi pentirsene, nel solido affresco di Alejandro Amenábar Mientras dure la guerra. L'Italia dei primi anni ‘70, dalla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 al terrorismo, attraverso gli occhi dei registi che hanno raccontato quegli anni, in Colpiti al cuore di Alessandro Bignami. La New York degli anni ‘70, nel racconto trascinante del proprietario di un cinema porno vicino a Times Square, in The Projectionist di Abel Ferrara, presente nel festival anche con Tommaso, dove il suo alter ego Willem Dafoe percorre le tappe della sua vita romana, tra lessico familiare, intoppi lavorativi, antiche paure.

Due icone. Frida Kahlo, non solo pittrice, ma anche simbolo popolarissimo di una tormentata coscienza femminile che si risveglia, non si adatta, combatte, narrata da Asia Argento in Frida viva la vida di Giovanni Troilo. Ned Kelly, il fuorilegge che alla fine dell'800 con la sua banda razziava l'Australia e combatteva gli inglesi, divenuto una sorta di Jesse James locale, descritto con tocchi crudeli e allucinati dall'infanzia alle ultime imprese in True History of The Kelly Gang di Justin Kurzel.

Storie italiane. Storie di famiglia, agrodolci come Magari di Ginevra Elkann, educazione ai sentimenti di tre ragazzini di genitori divorziati in uno strambo Natale degli anni ‘80 (con Riccardo Scamarcio e Alba Rorwacher); o storie di amicizia, surreali come Lontano lontano di Gianni Di Gregorio, che è uno dei tre pensionati romani decisi ad andare a stabilirsi in qualche posto esotico in cui la vita è meno cara (gli altri sono Giorgio Colangeli e, nella sua ultima apparizione, Ennio Fantastichini); o tenere, come Easy Living di Orso e Peter Miyakawa (prodotto con il sostegno della FCTP), viaggio improvvisato di quattro ragazzi oltre il confine di Ventimiglia per aiutare un coetaneo immigrato. Storie di incontenibili vocazioni, come Simple Women di Chiara Malta, dove la regista Jasmine Trinca si ispira a Simple Men di Hal Hartley, o che mettono alla prova la vocazione di registi e tecnici, come L’Ultimo piano, film realizzato dai neodiplomati della Scuola di cinema Gian Maria Volonté, diretta da Daniele Vicari. E storie che è necessario raccontare e non dimenticare, come quella di Nour, la ragazzina siriana che sbarca sola a Lampedusa, della quale si prende cura il dottor Piero Bartolo (Sergio Castellitto), nel nuovo film di Maurizio Zaccaro. Infine, una storia per immagini che ci riguarda tutti, quella tratteggiata in quarant'anni di passione e ironia da Francesco Tullio Altan, in Mi chiamo Altan e faccio vignette di Stefano Consiglio.

Magie della scienza. Raccontare, con il cinema, che cosa sono i vaccini, come nacquero, a cosa servono, perché se ne discute: in Vaccini. 9 lezioni di scienza di Elisabetta Sgarbi, scienziati, filosofi e medici utilizzano bellissimi giocattoli d'epoca per parlare di un tema scottante. Studiare il cielo per vivere meglio sulla terra: lo fanno gli scienziati di tre osservatori astronomici in Cile, Sud Africa e Canarie, con la gente che vive e lavora intorno a loro, nell'affascinante Star Stuff di Milad Tangshir.

Tre classici restaurati. Il ladro di bambini, il "viaggio in Italia" di Gianni Amelio, da Milano alla Sicilia insieme ai suoi tre giovani protagonisti, dove rabbia e poesia, dolore e serenità s'intrecciano per descrivere l'Italia dei primi anni ‘90 (restaurato da Minerva Pictures). La grande strada azzurra: nel centenario della nascita di Gillo Pontecorvo il suo esordio nel lungometraggio, uno scabro mélo realistico con Yves Montand e Alida Valli (restaurato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino). Troppo tardi t'ho conosciuta, storia di un giovane tenore di origine contadina e della maliarda che lo affascinata, unico film diretto nel 1939 da Emanuele Caracciolo, poi partigiano e fucilato alle Fosse Ardeatine; restaurato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino, il film fu ritrovato nel 2003 da Lorenzo Ventavoli, cui viene attribuito quest'anno il Premio Maria Adriana Prolo.

Personale dedicata a Teona Strugar Mitevska
L'autrice esiste, il suo nome è Teona. Una ragazzona con un'improbabile pelliccetta si butta nelle acque gelide di un fiume per recuperare a nuoto la croce gettata in acqua dal Pope durante una cerimonia religiosa. Chi recupera la croce avrà un intero anno fortunato. La ragazza riemerge stringendo il trofeo. Peccato che la rituale gara fosse destinata solo ai maschi del paese, che quasi tutta l'opinione pubblica locale insorga contro la vincitrice "eretica" e che la stessa (disoccupata, nonostante la sua intelligenza e una laurea in storia) rifiuti ostinatamente di restituire la croce. È sua e le porterà un anno di fortuna (e una lunga notte di minacce e insulti nonostante la protezione della polizia). La storia di God Exists, Her Name is Petrunija è stata una di quelle che hanno colpito l'ultima Berlinale, dove il film è stato presentato in concorso: per la sua energia, il tono provocatorio e insieme surreale con il quale affronta la questione femminile, gli ostacoli, le discriminazioni, le tradizioni contro le quali le donne sono destinate a scontrarsi ancora oggi, anche nel cuore dell'Europa. In Macedonia, dove vive e lavora la sua autrice, Teona Strugar Mitevska, una delle figure più promettenti e vitali del panorama autoriale contemporaneo, nata a Skopje, laureata in cinema alla Tisch School of Arts di New York, sceneggiatrice e produttrice dei suoi film, insieme alla sorella Labina e al fratello Vuk, con i quali ha fondato la compagnia di produzione Sisters and Brother Mitevski. God Exists, Her Name is Petrunija è il più recente dei suoi cinque lungometraggi, che il Torino Film Festival presenta (tutti in anteprima italiana) nella personale che dedica alla giovane autrice. Sono storie che prendono spunto dalla sua terra, dalle contraddizioni e dalle insofferenze dei giovani che la abitano, ma che in realtà riflettono bene il malessere, i sogni, le delusioni del mondo contemporaneo: dalla famiglia macedone annichilita di How I Killed a Saint, alle tre sorelle diverse e sognanti di I Am from Titov Veles, dalle due madri tormentate e minacciate di The Woman Who Brushed Off Her Tears agli adolescenti che buttano via le loro vite alla periferia di Skopje in When the Day Had No Name, i suoi personaggi, naturali, veri, quotidiani, riescono sempre a trasformarsi anche in simboli, della nostra insoddisfazione, delle nostre aspirazioni e della ricerca, spesso vana, di vie di fuga. Andare in città, partire per l'estero, tornare a casa, sfidare la morte o, come fa Petrunija, opporsi con un'improvvisa ispirazione creativa alla stupidità di una norma non scritta e ai pregiudizi del mondo. Lo stile di Teona Strugar Mitevska è scintillante e intenso, usa i colori come pennellate psicologiche, sa passare da dialoghi e situazioni da commedia corale alla secchezza di un cinema quasi verità, da momenti di straziante malinconia a squarci secchi e angoscianti di un'indifferente noia quotidiana. Coniuga uno sguardo lucido sulla povertà e il caos delle città e degli ambienti con tocchi di realismo magico. Non dimentica mai, sullo sfondo, le condizioni, le imposizioni, le assurdità delle convenzioni sociali, politiche e culturali. E, anche se spesso il cuore dei suoi racconti è quello femminile, sa scavare a fondo anche nelle psicologie e nelle insicurezze maschili, soprattutto ma non solo quelle degli adolescenti. Ci affascina, ci fa sorridere, ci fa pensare, con una coerenza e un'immediatezza da autentica narratrice.

In viaggio con Mario Soldati

Un "Soldati's Day", una giornata dedicata allo scrittore, regista, sceneggiatore, autore televisivo e viaggiatore, che si articolerà in una successione di proiezioni e interventi, dalle ore 13.00 di lunedì 25 fino alla sera, nella sala 3 del Cinema Massimo che, dallo scorso anno, si chiama appunto “Sala Soldati”. La giornata si sviluppa come racconto della sua fisionomia complessa e completa di autore: oltre a tre dei suoi film maggiori (Malombra, Fuga in Francia e La provinciale), verrano proiettati spezzoni ed episodi delle sue serie televisive, delle sue inchieste giornalistiche, delle sue interviste. Apre una puntata di Viaggio nella valle del Po alla ricerca di cibi genuini, la trasmissione a puntate del 1957 nella quale in pratica Soldati inventò la televisione culinaria, cui sono abbinati lo "spin-off" Pranzo di Natale, nel quale l'autore interroga amici non romani sui loro usi alimentari natalizi, e il montaggio realizzato da Rai Movie che rievoca la popolarità del Soldati televisivo. Poi, due puntate dell'irresistibile serie Chi legge? (ancora un viaggio, da sud a nord, chiedendo agli italiani, ancora talvolta analfabeti, le loro letture preferite) e il bellissimo documentario Un'ora con Mario Soldati, dove l'autore si racconta, tra ricordi, amici e luoghi del cuore.
Le proiezioni sono intervallate dagli interventi di familiari, amici, studiosi, esponenti del mondo della cultura che porteranno la loro testimonianza sull’autore. La Giornata è organizzata in collaborazione con Rai Teche, Rai Movie, Cristaldi Film, Museo Nazionale del Cinema di Torino, Dams dell’Università di Torino, nella cui sede si terrà, il giorno dopo, un convegno di studi sull’autore e con Sapienza Università di Roma, dove si terrà un'ulteriore sessione del convegno, quasi a ristabilire il 'legame autobiografico' Torino-Roma descritto da Soldati in uno dei suoi romanzi più belli: 'Le due città ".

(Emanuela Martini)


SI PUO' FARE!
l’horror classico, 1919 – 1969

"Si può fare!", esclamava il dottor Frankenstein leggendo gli appunti del nonno sulla possibilità scientifica di rianimare i morti, in Frankenstein Junior, l'irresistibile omaggio di Mel Brooks ai gloriosi horror degli anni ‘30. Si può fare: ricostruire un uomo, rincorrere i vampiri, danzare con i fantasmi, come ha fatto il cinema fin dalle origini, unica macchina capace di mostrare quello che nemmeno gli specchi riflettono. Collegata idealmente alla mostra del Museo Nazionale del Cinema "FacceEmozioni: dalla fisiognomica agli emoji", aperta il 17 luglio e in corso fino al 6 gennaio nella Mole Antonelliana, la retrospettiva del 37 Torino Film Festival è dedicata all'horror classico, dagli anni ‘20 ai '70: dagli incubi aguzzi della Repubblica di Weimar evocati nel 1920 da Robert Wiene con Il gabinetto del dottor Caligari ai voraci non morti resuscitati da John Gilling in La lunga notte dell'orrore, che anticipava di qualche anno La notte dei morti viventi di George Romero, primo, dirompente capitolo del New Horror. In mezzo, le creature classiche materializzate dalla Universal (Dracula, Frankenstein, l'Uomo Lupo, Il fantasma dell'Opera) e trent'anni dopo rese sensuali e sanguigne dalla Hammer Film; le tensioni sottili e i fantasmi, le donne pantera e i ladri di cadaveri evocati dalla RKO di Val Lewton con il lavoro di Tourneur, Wise e Robson; le allucinazioni macabre con cui Roger Corman traduce sullo schermo Edgar Allan Poe, le magnifiche streghe e vampire della via italiana al gotico di Mario Bava e Riccardo Freda, i bambini inquietanti di Henry James, gli scienziati pazzi, le donne senza volto, le case infestate, gli automi, i pupazzi parlanti e le bambole assassine, tutti i mister Hyde che ognuno di noi nasconde in sé. Relegato nella produzione di serie B (dagli standard discreti della Universal e della altre major classiche, ai 150.00 dollari per film concessi a Val Lewton dalla Rko, alle ingegnose soluzioni visive di Roger Corman, Mario Bava e Riccardo Freda per ovviare a budget ancora più minuscoli), l'horror è stato considerato con supponenza anche da critici e intellettuali fin verso la fine degli anni ‘70, quando si avviò il processo di rivalutazione critica che aveva già contrassegnato la fantascienza nel decennio precedente. Solo i francesi, in questo senso sempre più attenti, stavano già occupandosi di horror fin dall'inizio degli anni ‘60, in piena espansione della Hammer Film, della quale il critico Jean-Paul Török, in un suo celebre articolo su “Positif”, scriveva: «Con il suo potere suggestivo, la sua frenesia, il suo invito al viaggio nel territorio della meraviglia oscura e della fantasia erotica, l’horror film inglese non è forse il vero Free Cinema?». Da quel momento, dall'uscita di Shining di Kubrick e della definitiva affermazione di Carpenter, Cronenberg, Romero, Joe Dante, David Lynch e gli altri, l'horror viene riconosciuto come uno dei generi che maggiormente rispecchiano le ansie, gli sconvolgimenti, le frustrazioni, gli impulsi della società contemporanea. Non più una pericolosa "fuga dalla realtà", tanto appagante quanto diseducativa, ma un genere che sa rispecchiare le strutture economico-sociali e del pensiero dei momenti in cui i film sono stati realizzati e (come le fiabe per i bambini) i nostri bisogni intimi e sepolti. L'horror come componente indispensabile di quel "fantastico" che è elemento fondante del cinema. Il cinema o "l'uomo immaginario", come scrisse Edgar Morin; il cinema, dove la dicotomia Lumière/Méliès non marcia in realtà su binari paralleli e non comunicanti, ma sul loro inevitabile incrocio, sul loro scontro eclatante: il treno che entra in primo piano nella stazione di La Ciotat fa più paura di un fantasmagorico Mefistofele di Méliès. Il cinema che appartiene comunque al territorio dell’inconscio, dell’incubo, della rêverie. Oggi che il fantastico è diventato una delle fette produttivamente dominanti dello spettacolo cinematografico, val la pena di ripercorrere le tappe che ne hanno segnato l'evoluzione e di riscoprire le facce, le maschere, gli ambienti, le atmosfere che hanno alimentato e segnato l'evoluzione dell'horror classico, dando corpo alle nostre paure, e che sono alla base di tutto l'horror successivo. (Emanuela Martini)



CARLO VERDONE - CINQUE GRANDI EMOZIONI
Accolgo con vero piacere l’invito di Emanuela Martini ad essere Guest Director per qualche giorno al Festival di Torino e ho scelto di presentare cinque film estremamente diversi fra loro, che resteranno per sempre nella mia memoria di spettatore. Cinque film che mi hanno rapito ed emozionato non solo per le perfette regie, ma soprattutto per le notevoli interpretazioni dei loro protagonisti. Ho visto ognuno di questi film più di tre volte, scoprendo sempre dettagli che mi erano sfuggiti. Potrebbe sembrare strano che tra queste scelte ci sia solo una commedia brillante, ma in prima battuta cerco sempre di scegliere film di contenuti ‘forti’, che mi propongano suggestioni intime, amare, poetiche o malinconiche. Un film che mi lasci o una carezza o un pugno allo stomaco o una riflessione. In un film cerco insomma la poesia. Vidi Ordet di Carl Theodor Dreyer in un cineclub negli anni ‘70. Ero con tre amici cinefili e ricordo che ne discutemmo tanto dopo la proiezione. La grandezza di questo film è nell’estremo rigore delle immagini in bianco e nero. Un bianco e nero assai contrastato che rispecchia l’austerità della vicenda e la superba direzione di tutti gli attori. Di impronta prettamente teatrale, lo considero un capolavoro assoluto perché pone quesiti oscuri sulla lettura della figura di Cristo e sulle diverse posizioni della religione protestante. Un film che non potrà mai essere dimenticato per le domande che continueremo a porci dopo la visione. Buon Compleanno Mr. Grape è una mia piccola ‘creatura’. Quando dirigevo la programmazione del cinema Roma, una sala di 200 posti a Trastevere, cercavo di dare una fisionomia di qualità al cinema. Frugando nella cantina della Cecchi Gori Group trovai questo film il cui titolo originario era What’s Eating Gilbert Grape. Lo vidi, me ne innamorai per l’immensa poesia, mi inventai questo titolo. Film di grande atmosfera, ci mostrava un Leonardo DiCaprio giovanissimo alle prime armi. Mi sembrò un attore strepitoso, insieme all’ottimo Johnny Depp. Il film ebbe un gran successo e fui orgoglioso di averlo tolto dal dimenticatoio trovandogli un titolo originale per l’Italia. Divorzio all’Italiana resterà il mio film preferito di Pietro Germi. Ho sempre avuto un gran rispetto per questo regista, spesso torturato ingiustamente da una critica altezzosa e troppo politicizzata. Tutto è perfetto in questa pellicola: dal più bel bianco e nero della storia del cinema italiano, alla sceneggiatura (vincitrice dell’Oscar nel 1963), agli interpreti. Mastroianni è in una forma magnifica e ancora oggi, personalmente, lo considero il più grande e completo attore italiano. Oltre il Giardino di Hal Ashby. Poesia pura e interpretazione piena di vera anima da parte di Peter Sellers. Uno dei miei attori preferiti. Viale del Tramonto di Billy Wilder. Tra le migliori opere di Wilder, racconta l’altra faccia di Hollywood. La perdita del successo, gli anni che rendono la tua maschera non più interessante ma patetica, la solitudine dell’artista dimenticato. Fino ad arrivare alla follia finale. Un mondo spietato raccontato con immensa classe. Gloria Swanson è magnifica e l’interpretazione di Erich von Stroheim indimenticabile. Quando vidi questo film restai turbato e incantato. C’è un’atmosfera di morte e solitudine che solo un genio come Billy Wilder poteva allestire.
Ecco, queste sono le mie Cinque Emozioni. Immagini che non scompariranno mai dai miei ricordi di spettatore, ignaro che un giorno avrei anche io detto ‘azione!’. Anche se non ho raggiunto e non raggiungerò queste vette, sono felice di aver imparato tanto da questi cinque capolavori che tanta autorevolezza hanno dato al cinema. (Carlo Verdone)

AFTER HOURS
Brividi, risate, surrealismo, utopie e distopie, ma anche la voglia di raccontare squarci di umanità tormentata attraverso la griglia di un genere: After Hours 2019 propone diciassette film che spaziano tra linguaggi, stili, sensazioni ed emozioni. 
Quattro commedie. Si ride spesso, a partire da The Barefoot Emperor, sequel di King of the Belgians, dove i due autori, Jessica Woodworth e Peter Brosens, ritrovano il loro stralunato re ricoverato in un sanatorio su un'isola croata, mentre l'Europa sta andando in pezzi, sommersa dalla follia sovranista. Il re è scalzo, ma deve fare qualcosa, e l'arma dell'ironia pare la più efficace. Commedia anche Greener Grass di Jocelyn DeBoer e Dawn Luebbe, che tratteggiano la paradossale follia suburbana di un gruppo di benestanti casalinghe quasi disperate con toni e colori che ricordano l'assurdo di John Waters. Mentre The Last Porno Show di Kire Paputts e Tito di Grace Glowicki si muovono su registri all'apparenza più realistici per raccontare, rispettivamente, il viaggio nel suo passato di un attore che riceve in eredità dal padre un cinema porno (con abitanti della annessa palazzina) e la strampalata amicizia tra un giovane paranoico che si è isolato dal mondo dopo aver subito violenza e un vicino logorroico.
Lavora sui toni della commedia stranita anche uno dei tre film italiani della sezione: Paradise, una nuova vita, dove Davide Del Degan costruisce intorno alle fisionomie spaesate di Vincenzo Nemolato e Giovanni Calcagno l'imprevisto incontro tra due siciliani testimoni di mafia sotto protezione che, per un equivoco, si trovano a risiedere nello stesso paesino sepolto tra le montagne del nord. Drammatico, invece, teso come un noir, Un confine incerto di Isabella Sandri, inquietante ricostruzione di un'indagine sulla pedopornografia on line, durante la quale una poliziotta s'imbatte nel caso del rapimento di una bambina e nei tormentosi interrogativi che questo suscita. Un'altra regista italiana si confronta con il genere, in questo caso l'horror: Milena Cocozza, con Letto n.6 (prodotto dai Manetti Bros.), film di fantasmi e di antiche maledizioni sepolti tra le corsie di un ospedale pediatrico gestito da religiosi nei quali fa il turno di notte la giovane dottoressa interpretata da Carolina Crescentini.
L'horror è declinato attraverso mitologie e stili diversi. In Blood Quantum Jeff Barnaby (il regista di Rhymes for Young Ghouls, nato in una riserva Mi'kmaq del Québec) aggiorna l'Apocalisse zombie rileggendola dall'ottica del suo popolo: solo i pellerossa sono esenti dal contagio e i non morti affamati di carne umana e i visi pallidi in cerca di salvezza premono sui loro confini. Altri zombie, nerissimi, da Olocausto, in Die Kinder der Toten di Kelly Copper e Pavol Liska, pazzesca cavalcata tra nazisti ed ebrei, zombizzati, dove la tragedia viene fissata in tutta la sua assurdità da un gelido, straniante umorismo. Case infestate, invece, e spettri malevoli e dispettosi si congiungono a traumi brutali per terrorizzare i due ragazzi e la giovane fidanzata del loro padre in The Lodge di Severin Fiala e Veronika Franz, che tessono un autentico incubo attraverso le ombre, gli scricchiolii, le prospettive distorte della casa isolata immersa nella neve. Altri fantasmi nel coreano Metamorphosis di Hong-Sun Kim (il regista di Traffickers e The Chase) che, con un occhio a L'esorcista, mette in scena una famiglia che scopre che nella sua nuova casa abita uno spirito maligno, che s'impossessa a turno di loro, per sconfiggere il quale chiede aiuto a uno zio prete. Infine, un coinvolgente documentario che dall'horror nasce, Scream Queen! My Nghtmare on Elm Street di Roman Chimienti e Tyler Jensen: la storia Mark Patton, il giovane protagonista, nel 1985, di Nightmare 2 - La rivincita, che si allontanò dal cinema a causa dell'ostilità sollevata dal sotterraneo omoerotismo percepito nel film.
Blood Quantum e The Lodge verranno presentati sabato 23 novembre nella Notte Horror, insieme a uno dei cult della retrospettiva dedicata all'horror classico: Il mostro della Laguna Nera di Jack Arnold, dove il Gill-Man (un uomo pesce sopravvissuto in una laguna amazzonica rimasta intatta dalla preistoria) s'invaghisce della dottoressa che partecipa a una spedizione di paleontologi e semina il terrore per conquistarla. La Creatura e la storia che hanno ispirato La forma dell'acqua di Guillermo Del Toro. 
Intorno alla science fiction: distopico, avvolgente, un 1984 in chiave turca, Bina/The Antenna di Orcun Behram, un giorno e una notte in compagnia del portiere tuttofare del condominio nel quale è appena stata installata l'antenna che permetterà a tutti di vedere i messaggi del governo, e nel quale cominciano a scorrere strani liquami e a manifestarsi strane morti. Misterioso e tormentato Starfish di A. T. White, dove una ragazza tenta di contrapporsi da sola alla catastrofica invasione di alieni che in una notte ha sconvolto il suo mondo. Adrenalinico e ironico Guns Akimbo di Jason Lei Howden, dove il programmatore Daniel Radcliffe si sveglia una mattina con due pistole trapiantate nelle mani, costretto a battersi in diretta on line contro la pericolosa campionessa del gioco mortale più popolare in città.
Infine, due campioni di eccentricità, impastati di suggestioni diverse, follie e sense of humor: Dreamland, il nuovo film di Bruce Mcdonald, dove s'intrecciano le avventure di un vampiro, un assassino, un trombettista jazz, un racket di prostitute in un'atmosfera onirica che spazia ugualmente tra il neonoir e il cartoon. E l'irresistibile Por el dinero di Alejo Moguilansky, realizzato da El Pampero Cine (artefice di La flor), sulle avventure di una minuscola compagnia teatrale argentina sempre a corto di soldi, dove ancora una volta si mescolano generi, stili, arte, vita, in un affresco anarchico e frenetico. (Emanuela Martini)

 

Tariffe biglietti e abbonamenti

BIGLIETTO INTERO: Euro 7,00
BIGLIETTO RIDOTTO: Euro 5,00
ABBONAMENTO INTERO (*): Euro 90,00 | Strettamente personale e non cedibile, consente l’accesso a tutti gli spettacoli a esclusione della serata inaugurale e cerimonia di premiazione.
ABBONAMENTO RIDOTTO (*): Euro 70,00 | Strettamente personale e non cedibile, consente l’accesso a tutti gli spettacoli a esclusione della serata inaugurale e cerimonia di premiazione.
ABBONAMENTO 9 - 19 (*): Euro 45,00 |Strettamente personale e non cedibile, consente l’accesso a tutti gli spettacoli che iniziano prima delle 19.00.
PASS GIORNALIERO 9 - 19 (*): Euro 14,00 | Valido per una specifica giornata. Consente l’accesso agli spettacoli che iniziano prima delle 19.00.

RIDUZIONI:
Aiace, Abbonamento Musei Torino Piemonte, Torino+Piemonte card, carta di debito o credito nominativa Intesa Sanpaolo, Carta Stabile, Iscritti ALI, dipendenti RAI, giovani fino a 26 anni, Over 65.

(*) gli abbonamenti e i pass giornalieri non consentono l’ingresso alle proiezioni blu senza il titolo d’ingresso da ritirarsi gratuitamente presso le biglietterie dedicate.

Per tutti i possessori di abbonamento o biglietto del Torino Film Festival, dal 22 novembre al 30 novembre 2019 ingresso al Museo Nazionale del Cinema a tariffa ridotta.



PROIEZIONI
MULTISALA CINEMA MASSIMO
via G. Verdi, 18
+39 011 8138574
Sale accessibili ai disabili

MULTISALA REPOSI
via XX Settembre, 15
+39 011 531400
Sale 1, 2, 3 accessibili ai disabili

CINEMA CLASSICO
PROIEZIONI RISERVATE ALLA STAMPA
piazza Vittorio Veneto, 5
+39 011 5363323
Sala accessibile ai disabili

Riviste di informazione e spettacolo gratuite - Proprietà Edizioni BLB
Aut. Trib. di Bologna N. 6191 del 10/05/93 - Iscrizione al Registro Naz.della Stampa n° 4734
Direttore responsabile Fabio Licata - P.I. e C.F. 06750950013
Num. Registro Imprese Torino 06750950013 REA 809519
Per contattarci

Credits
  • ideazione - sviluppo frontend - sviluppo backendcrop