Torino News

TORINO, 12 February 2020

Teatro Il giardino dei ciliegi Teatro Astra, Torino 13-16 febbraio 2020

Alessandro Serra rilegge la lingua musicale di Čechov in una «partitura d'anime»

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Clamoroso Premio Ubu 2017 per Macbettu, il Macbeth di Shakespeare riscritto in lingua sarda - già ospite al Festival delle Colline Torinesi nel 2018 e ora divenuto uno spettacolo cult che viaggia per il mondo - Alessandro Serra col suo talento visionario ha conquistato il pubblico del TPE la scorsa stagione con Frame, trasposizione teatrale dei quadri di Edward Hopper. Serra rilegge ora Il giardino dei ciliegi di Anton Čechov. L’ultimo testo rappresentato in vita da Čechov arriva al Teatro Astra per la Stagione TPE da giovedì 13 a domenica 16 febbraio 2020, in una versione di cui Serra cura personalmente regia, drammaturgia, scene, suoni, luci, costumi

La produzione vede TPE – Teatro Piemonte Europa assieme a Compagnia Orsini, Accademia Perduta Romagna Teatri, Teatro Stabile del Veneto, con la coproduzione di Compagnia Teatropersona e della Triennale Teatro dell’Arte di Milano. 

Rappresentato il 17 gennaio 1904 al Teatro d’Arte di Mosca con la regia di Konstantin Stanislavskij, è il capolavoro che apre il ‘900 e ne anticipa i tratti salienti: l’emancipazione delle classi subalterne, le grandi dittature, il capitalismo, la distruzione della natura in nome dello sviluppo. Serra ci parla di «una partitura per anime in cui i dialoghi sono monologhi interiori che si intrecciano e si attraversano. Un unico respiro, un’unica voce».

 

 

Il giardino dei ciliegi secondo Alessandro Serra

 

Il giardino dei ciliegi si apre e si chiude in una stanza speciale, ancora oggi chiamata stanza dei bambini. Tra poco arriveranno i padroni, hanno viaggiato molto, vissuto e dissipato la loro vita. Bambini invecchiati che tornano a casa. 

Tuttavia il sentimento che pervade l’opera non ha a che fare con la nostalgia o i rimpianti ma con qualcosa di indissolubilmente legato all’infanzia, come certi organi misteriosi che possiedono i bambini e che si atrofizzano in età adulta.

L’incombere della scure sul giardino provoca un senso di dolore sconosciuto, un risvegliarsi di quegli organi non ancora del tutto spenti nella loro funzione vitale. Un dolore che non ha nome e che solo guardando negli occhi il bambino che siamo stati potrà placarsi.

Non c’è trama, non accade nulla, tutto è nei personaggi. Una partitura per anime in cui i dialoghi sono monologhi interiori che si intrecciano e si attraversano. Un unico respiro, un’unica voce.

Non vi è alcun tono elegiaco, è vita vera distillata: si dice, si agisce.

Un valzerino allegro in una commedia intessuta di morte. Comicità garbata, mai esibita, perfetto contrappunto in un’opera spietata e poetica. I personaggi ridono e si commuovono spesso, il che non significa che si debba piangere davvero, è piuttosto uno stato d’animo, scrive Čechov in una lettera, che deve trasformarsi subito dopo in allegria.

Velando di lacrime gli occhi dei suoi personaggi Čechov suggerisce la visione sfocata della realtà sensibile, una realtà spogliata dai contorni. Come i vetri delle vecchie case, opachi, deformi, pieni di impurità fornivano una versione estetica della vita oltre la finestra, così le lacrime agli occhi erodono le forme: gli oggetti e le persone sfumano l’uno nell’altro, i colori si sfaldano in mezzetinte, i lineamenti e le voci si disciolgono. Tanto che a un certo punto non si sa più chi è che parla, se una voce proveniente da un’altra stanza o noi stessi con le parole di un altro. 

La scrittura stessa agevola questo dissolversi del centro e del focus: l’opera è cosparsa di piccoli impedimenti e fraintendimenti, anche linguistici, rotture sintattiche, pianti, canti, apnee, russamenti, borbottii e filastrocche, e poi i suoni. Tutto concorre a una partitura musicale che, scrive Mejerchol’d, è come una sinfonia di Čajkovskij.

Alessandro Serra

Si avvicina al teatro attraverso gli esercizi di trascrizione per la scena delle opere cinematografiche di Ingmar Bergman. Si forma come attore a partire dallo studio delle azioni fisiche e dei canti vibratori nel solco della tradizione di Grotowski per poi arrivare alle leggi oggettive del movimento di scena trascritte da Mejercho’ld e Decroux. Integra la sua formazione teatrale con le arti marziali che pratica sin da giovanissimo. Nel frattempo si laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo all’Università la Sapienza di Roma con una tesi sulla drammaturgia dell’immagine. Fondamentale, negli ultimi anni di formazione, l’incontro con Yves Lebreton e il suo metodo del Teatro Corporeo. Nel 1999 fonda la Compagnia Teatropersona, con la quale comincia a mettere in scena le proprie creazioni che scrive e dirige, curandone le scene, i costumi, le luci e i suoni.

 

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Lo spettacolo

13-16 febbraio 2020

h 21; dom h 17; 

Teatro Astra, via Rosolino Pilo 6 – Torino

 

Il giardino dei ciliegi

di Anton Čechov

 

Regia Alessandro Serra

Con Arianna Aloi, Andrea Bartolomeo, Leonardo Capuano, Marta Cortellazzo Wiel, Massimiliano Donato, Chiara Michelini, Felice Montervino, Fabio Monti, Massimiliano Poli, Valentina Sperlì, Bruno Stori, Petra Valentini

Drammaturgia, scene, suoni, luci, costumi Alessandro Serra

Produzione Compagnia Orsini, Accademia Perduta Romagna Teatri, Teatro Stabile del Veneto, TPE – Teatro Piemonte Europa

Coproduzione Compagnia Teatropersona, Triennale Teatro dell’Arte di Milano

Durata: 170’ con intervallo

 

 

Biglietti

INTERO: 25,00 €

RIDOTTO: 17,00 €

UNDER 30: 10,00 €

Info, biglietti e abbonamenti: www.fondazionetpe.it

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